Dallo Statuto attuale a una nuova Carta di sovranità all’altezza dei Giganti

gigantiA volte ci si chiede a cosa serve concretamente riscrive lo Statuto sardo. E ci si chiede perché dare priorità alla scrittura di una nuova carta di sovranità dei sardi davanti a tutte le emergenze che si devono quotidianamente affrontare.
Poi capita di trovarsi davanti ad uno Stato che in malafede o in automatico reclama i suoi diritti di sovranità sulla Sardegna. E decide di bombardare anche se noi non vogliamo. E decide di trivellare quando noi abbiamo detto che non vogliamo trivellare. E decide di appropriarsi dei nostri Giganti quando siamo noi che li stiamo studiando. E a noi spetta custodirli e valorizzarli al meglio.
E la cosa ridicola è che, piaccia o non piaccia, lo Stato può farlo. In primo luogo perché la Sardegna non è ancora uno Stato indipendente. In secondo luogo perché, in attesa di divenirlo e proprio per avvicinarci nel modo migliore alla meta, in 60 anni non solo non si è applicato quel pò di buono che si trova nel maldestro Statuto che ci ritroviamo. In terzo luogo, e soprattutto, perché non si è avuta la capacità e il coraggio di scrivere una nuova Carta di Sovranità che ci portasse oltre l’attuale Statuto; una nuova Carta di Sovranità che contendesse allo Stato italiano, punto su punto, palmo a palmo, tutti quei poteri che oggi esercita sulla nostra vita, anche quelli che non ci piacciono. Ci sarebbe servita, e ci serve sempre di più, una nuova Carta di Sovranità che estenda a 360 gradi i nostri poteri, che affermi in modo chiaro, forte, unitario la nostra sovranità sul nostro territorio e sulle sue risorse, da quelle energetiche a quelle culturali.
Oggi i Giganti non sono nostri, proprio come non lo è la più minuscola freccia di ossidiana che ci passa per le mani andando a fare un giro in campagna. La sovranità ultima su quel patrimonio, sul nostro patrimonio, non è affatto “nostra”. E con essa rischia di venir meno anche la ricchezza materiale che dai Giganti, e da tutte le risorse del nostro territorio, può scaturire. Possiamo versare lacrime amare ma rischieranno sempre di trasformarsi in lacrime di coccodrillo. Lasciamo dunque all’Italia i nostri nani e le nostre ballerine e riprendiamoci i nostri Giganti attraverso una nuova e nostra Carta di Sovranità. Perché o riscriviamo in fretta un nuovo Statuto che sia una vera Carta di Sovranità, una carta all’altezza dei Giganti che stiamo riscoprendo, una Carta che ci guidi verso la nostra futura Costituzione, oppure finiremo sommersi da una infinita emergenza. Privi dei poteri che ci servono come popolo e come Nazione per emergere a una nuova vita di prosperità e dignità.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi