Da Minciaredda a Fluorsid. La lotta per l’ambiente e l’indipendenza

Nel 2003 come iRS portammo alla luce la “collina dei veleni” di Minciaredda, dove la SIR/Syndial aveva per anni seppellito porcherie di ogni tipo. Fu la coscienza indipendentista e l’amore per la nostra terra a darci la forza di fare un gesto pieno di rischi: difficile dimenticarsi il rumore degli elicotteri mandati dallo Stato che dalla notte prima ci pedinavano, l’odore acre del benzene che esalava mentre la ruspa squarciava l’abisso della nostra terra martoriata, gli sfoghi sulla pelle e le nausee dei giorni successivi, il rischio denuncia per invasione di proprietà privata e tanto altro. Fu un gesto che ebbe la forza di accendere i riflettori su di un fenomeno su cui tutti – istituzioni per prime – preferivano chiudere gli occhi.

A distanza di anni, dopo mille peripezie, inchieste, commissioni, sentenze di “disastro ambientale”, il percorso per bonificare quell’area è avviato con 250 milioni di investimento a carico di Eni. Chi inquina paga.

A distanza di anni, e grazie all’attuale Governo sardo, sono finalmente partite bonifiche che riguardano le aree Sin del Sulcis-Iglesiente-Guspinese e Porto Torres (22.533 ettari), Ottana, La Maddalena, Furtei e altre zone non incluse nei Sin (circa 1800 ettari) e che possono contare su uno stanziamento di circa 170 milioni di euro. È stata inoltre la nostra giunta ad aver approvato il “piano amianto” stanziando altri 15 milioni. Fatti concreti che alcuni faranno fatica a riconoscere per puri motivi strumentali ma che segnano una distanza siderale dai giorni in cui lo Stato invece di controllare chi inquinava controllava gli indipendentisti che denunciavano l’inquinamento e gli amministratori sardi invece di indignarsi gridavano al danno d’immagine, al rischio per i posti di lavoro, o addirittura senza pudore e senza dignità minimizzavano dicendo «Che scoop è?! Lo sapevamo tutti cosa c’era lì sotto!».

Oggi bonificare è una priorità politica. E credo che l’impegno su questo fronte, che questa Giunta ha il merito di aver iniziato, non potrà che aumentare. Da quel 2003 infatti, grazie al lavoro di tanti e su tanti fronti – penso al lavoro fatto dal mondo indipendentista sul tema della scorie nucleari – la coscienza ambientale è cresciuta, ed è sempre più connessa al lavoro per l’autodeterminazione della Sardegna.

È dentro questa storia dunque che va inquadrata la vicenda Fluorsid. Una vicenda che farà il suo corso – un’inchiesta non è una condanna – ma che è evidentemente figlia di una diversa attenzione ambientale – sebbene l’indignazione mediatica a posteriori stia alla coscienza ambientale come un fuoco di paglia sta a una pioggerellina che dura giorni.

In ogni caso ieri i cittadini sardi erano soli a combattere queste battaglie. Oggi le istituzioni sarde – RAS, Corpo forestale, Arpas – sono al lavoro per quei cittadini e per la nostra terra. Si può chiedere che facciano di più e che lo facciano con più visibilità? Certamente. Per farlo sarebbe importante spronarle e supportarle nell’ottenere piena sovranità sul territorio sardo, dato che, ad esempio, ancora oggi i così detti “Siti industriali d’interesse nazionale” ricadono sotto le competenze di enti di controllo italiani. Per farlo sarebbe importante che più energia venisse spesa non nella guerra civile fra sardi ma nel criticare costruttivamente le istituzioni sarde, con proposte alla mano che aiutino queste istituzioni a farsi Stato sardo, con tutti i poteri e i doveri che questo comporterebbe. Primo fra tutti quello di porre la produzione di “ricchezza ecosostenibile” come principio costituzionale della nuova Repubblica di Sardegna.

Dal mio canto, stando al presente, credo che sia legittimo fin d’ora chiedere che, se e quando sarà necessario, anche nel caso Fluorsid le istituzioni sarde si dichiarino parte civile per far valere il principio del “chi inquina paga” e far capire a tutti che la qualità del nostro ambiente e la salute dei nostri cittadini è una priorità assoluta.

Franciscu Sedda
Segretario nazionale Partito dei Sardi

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