Cosa succederà ora nei Paesi Baschi?

bschiIl Partito dei Sardi si felicita per i risultati raggiunti dalle formazioni nazionali basche nelle elezioni tenutesi ieri per il rinnovo del Parlamento basco. Il Partito Nazionalista Basco con il 37% dei voti e Bildu con il 21% sono il primo e il secondo partito dei Paesi Baschi.

Benché non sia facile ipotizzare un accordo fra i nazionalisti moderati del PNV e gli indipendentisti di sinistra di Bildu resta il dato politico di un’altra nazione storica che avanza nel cammino della statualità e del protagonismo in Europa. 
Dalla Scozia alla Catalogna, dal Paese Basco alla Corsica, e così pure in Sardegna, in forme differenti avanza il desiderio di autodeterminazione nazionale di tanti popoli che vogliono emanciparsi da uno stato di sudditanza, prendersi la responsabilità sulla propria esistenza, contribuire attivamente al futuro dell’Europa e al Mondo.
Come già fatto attraverso il protocollo con la Corsica e la presenza di delegazioni sarde in Scozia e in Catalogna, il Partito dei Sardi spingerà perché il nostro Governo, la nostra politica, la nostra società tutt’intera rafforzi i legami di conoscenza e di cooperazione con gli altri popoli e governi in cammino verso l’autodeterminazione nazionale.

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Cosa succederà ora nei Paesi Baschi? Secondo diversi osservatori, il Partito Nazionalista Basco potrebbe riproporre l’alleanza con il Partito Socialista Spagnolo. Sarebbe la via più comoda. Urkullu, il “lehandakari” in pectore, non lo esclude benché abbia dichiarato di voler aprire consultazioni a 360 gradi. Il suo proposito di lavorare per un “nuovo patto con lo Stato [spagnolo], fra eguali” che implichi “il riconoscimento della realtà nazionale basca” [un “nuevo pacto con el Estado, de igual a igual”, que suponga “el reconocimiento de la realidad nacional vasca”] dimostra come il PNV si mantenga in principio più vicino al confederalismo interno (una Spagna multinazionale) che all’indipendentismo (nonostante i militanti del PNV abbiano accolto Urkullu con grida di “independentzia”). Dall’altro lato Arnaldo Otegi, lo storico leader indipendentista che ho avuto modo di conoscere in occasione di una grande manifestazione di solidarietà all’indipendentismo basco, propone un accordo a tre (PNV, Bildu, Podemos) sulla base del “diritto a decidere” e di un programma di “progresso sociale e nazionale”. Otegi più ancora che sulla base dei numeri – Bildu ha perso consensi rispetto alle scorse elezioni basche ma ne ha recuperato rispetto alle spagnole, dove nei Paesi Baschi era stato superato da Podemos – è forte per l’aver guidato la transizione dell’indipendentismo basco verso una piena scelta non violenta. Lo ha fatto prima e durante i sette anni trascorsi in carcere. E questo gli consente di sfidare il PNV nella costruzione di un “Pais compartito”, un Paese condiviso. Vedremo. Intanto vale la pena riflettere sul fatto che nelle altre nazioni la differenza non sta nella maggiore “unità”, nella maggior “purezza” degli attori politici; né nell’assenza di alleanze o nella facilità di stringere accordi fra nazionalisti/indipendentisti. La vere differenze sono due. Il primo è il reciproco rispetto personale e politico (tattico o sincero poco importa) fra i vari attori pur dentro una dialettica che non manca di asperità. Per intenderci, Otegi in queste ore non sta dicendo ad Urkullu che se si allea con il Partito Socialista Spagnolo è un venduto ma che produrrebbe una “bicicletta statica che non risponderebbe ai problemi del Paese” [“una legislatura de bicicleta estática, no atendiendo a los problemas del país”]. La seconda differenza è che questi partiti si scontrano partendo da un consenso altissimo, che evidentemente si sono guadagnati nel tempo zappandosi, ognuno a suo modo, il proprio elettorato. Il che significa che il punto, in principio, non è unirsi fra decimali ma unire attorno a proposte di Paese decine di migliaia di persone. Poi quando si sono conquistati tanti, unirsi fra partiti viene più facile, e non ha il senso di un gesto di disperazione.

A innantis! A traballari pro s’indipendentzia!

Franciscu Sedda
Segretario nazionale Partito dei Sardi

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