Trasporti

I sardi non sono liberi di muoversi

I sardi non sono liberi di muoversi.
La loro libertà, nel migliore dei casi, inizia a Roma o a Milano.
Lo sapete che una famiglia di 4 persone, 2 adulti e 2 bambini, è costretta a spendere 570 euro per andare, con piccola auto a seguito, da Cagliari a Civitavecchia (andata e ritorno) nel mese di agosto?
Per non parlare della vita a bordo, con i prezzi del bar e del ristorante che sono immorali. Un esempio su tutti: una nota birra locale da 0,33 è venduta dalla Tirrenia a 4,50 euro. La stessa birra all’ingrosso costa circa mezzo euro e al dettaglio mediamente 2 euro. Questo significa che al viaggiatore sardo viene venduta a un prezzo nove volte superiore a quello pagato dalla compagnia navale.

A proposito di trasporti e poteri: che fine ha fatto il rientro di CIN in Sardegna?

A giugno 2018 la direzione di CIN (Compagnia Italiana di Navigazione) trasferì a MIlano, da Cagliari, la sua sede fiscale, dicendo di essere “costretta a trasferire la sede legale” in Lombardia per “ragioni esclusivamente tecniche” e annunciava che “in tempi brevissimi, e comunque entro fine anno [2018], non solo Tirrenia tornerà a casa ma la Sardegna diventerà la sede legale di tutto il gruppo armatoriale, non limitandosi quindi ad una sola singola compagnia”.
Aggiunsero che le competenze professionali e di logistica lombarda erano essenziali per la fusione delle due società (CIN-Tirrenia e Moby).
Denunciai e denunciammo come Partito dei Sardi che puzzava tutto di bruciato.

Una domanda al signor Onorato

Ho appena sentito l’intervista su Videolina all’armatore Onorato in cui ha dichiarato che il trasferimento di CIN-Tirrenia a Milano è per facilitare la fusione con Moby, che sarebbe difficile tenendo le due società separate a livello di sede legale. Fatto ciò la società tornerebbe in Sardegna.
Ora o sono io che non capisco qualche passaggio o il signor Onorato vuole farsi beffe dell’intelligenza mia e di tutti i sardi all’ascolto.

Il monopolio italiano ci ha rotto, impoverito e umiliato. Anche nei trasporti marittimi affermiamo gli interessi nazionali dei sardi

La vicenda CIN-Tirrenia di queste ore dimostra una volta di più che è tempo di prenderci la responsabilità e il diritto di costruire un nostro sistema di collegamento con le varie parti del continente europeo. Come abbiamo ripetuto più volte alla Sardegna serve un potere regolatorio del mercato dei trasporti e serve il coraggio di utilizzare la leva fiscale per costruire un sistema dei trasporti non monopolistico da e per la Sardegna.

Detto in altri termini serve il superamento delle strettoie che oggi gravano su di noi a causa della mancata notifica della condizione dello status di insularità da parte dell’Italia all’Europa e serve la capacità di applicare l’articolo 10 dello Statuto sardo per aprire il mercato sardo dei trasporti e abbattere i costi che impediscono ai sardi di viaggiare a prezzi equi …

Alla conquista del nostro mare

La Sardegna ha un valore aggiunto generato dal totale dei settori connessi all’economia del Mare pari a 1,6 miliardi di euro, il 5,3% del totale del valore aggiunto prodotto nel nostro territorio nazionale.
Il 91% dell’import-export della Sardegna viaggia via mare e l’isola risulta seconda nello Stato italiano, dopo la Liguria, per numero di posti barca e per posti barca oltre i 24 metri. Nei porti sardi è cresciuto del 4,7% nel 2016 anche il trasporto autoveicoli

Alitalia: pirati in ritirata

di Franciscu Sedda
Alitalia non partecipa al bando per la continuità territoriale perché, così dicono fonti interne, le condizioni economiche sarebbero insostenibili. Considerando che da Cagliari erano disponibili 77.823.971 euro da e per Roma e 47.226.621 da e per Milano viene da chiedersi se credevano di pagarsi il loro debito multimilionario creato in anni di mala gestione all’italiana con i soldi dei sardi!

La verità è che mentre altre compagnie partecipano tranquillamente per Alitalia, Tirrenia e per tutte le vecchie compagnie o enti di Stato la Sardegna è sempre un luogo straniero, una mucca da mungere. Possono dunque cambiare padroni o nomi ma quando si tratta della Sardegna si comportano sempre alla stessa maniera: insaziabile, ingorda, predatoria.

Fanno dunque ridere le lacrime di coccodrillo di certi esponenti della vecchia politica sarda che si stupiscono dell’insensibilità della “compagnia di bandiera” di fronte alla Sardegna quando la storia insegna che quelle italiane sono sempre state compagnie con bandiera straniera o al più con bandiera dei pirati!

Chi chiede di spiccare il volo e chi l’autostop. In risposta agli on. Cappellacci, Cossa & Co.

di Franciscu Sedda
Si dà il caso che il nuovo articolo 10 dello Statuto della Sardegna consenta di praticare agevolazioni fiscali manovrando la nostra quota di compartecipazioni erariali. Si dà anche il caso che dare un’agevolazione fiscale su un comparto produttivo da cui fino a ieri non si è incassato nulla, ma che da oggi si potrebbe rendere fiscalmente molto appetibile, significa farlo a costo zero per le casse della Sardegna.