Stato sardo

Con i cinesi e con chiunque, statisti non camerieri

Se io da assessore ai Lavori Pubblici avessi incontrato dei portatori di interesse e li avessi accompagnati a vedere luoghi e opere, per esempio i porti, prima dell’aver pubblicato una chiara manifestazione d’interesse che chiarisse per tutti le intenzioni della Regione, credo che mi sarei seriamente trovato di fronte a problemi con l’autorità giudiziaria, e a ragione.
Prima le regole, poi la competizione tra gli interessi legittimi.
Che cosa intende fare la Regione Sardegna con il suo vastissimo e bellissimo patrimonio insistente su aree demaniali?
Che cosa intende fare con i suoi porti?

Perfetti sconosciuti

Ieri si è registrato uno scambio di dichiarazioni tra l’onorevole Cappelli e il Presidente della Giunta sul nuovo accordo sulle servitù militari.
Si è appreso da questo scontro che la Giunta intende presentare l’Accordo al Consiglio il 12 dicembre.
Come è stato ben chiarito nella riunione dei capigruppo convocata sul tema dal Presidente, il Partito dei Sardi non sa nulla di questo accordo, se non il sommario elenco delle opere che potrebbero essere oggetto di dismissione dal demanio militare, peraltro non fornito, ma solamente illustrato in quella sede.
Nella riunione dei Capigruppo, Gianfranco Congiu ha chiarito…

COMUNICATO su sanità e atti aziendali

Il Partito dei Sardi considera inaccettabile il fatto che proprio nel momento di maggior tensione politica attorno alla definizione del miglior modello di rete ospedaliera per la Sardegna, i direttori generali delle aziende sanitarie sarde (ATS, Aziende Universitarie di Cagliari e Sassari e Brotzu) entrino a gamba tesa dettando, nei loro atti aziendali, una serie di norme attuative ispirate da una visione di rete ospedaliera disarticolata rispetto perfino al modello licenziato dalla competente commissione consiliare.
Ricordiamo che quando le linee guida degli atti aziendali furono sottoposte al parere preventivo della commissione consiliare, noi del Partito dei Sardi

Sulle ultime della signora Borletti Buitoni

L’arroganza della Repubblica italiana nei confronti delle istituzioni sarde si vede dai dettagli: alle richieste di chiarimento di un Presidente e di un’Assessore sardo risponde un sottogretario, che pretende peraltro di avere l’ultima parola.
L’ultima della signora Borletti Buitoni è che l’impugnativa è stata necessaria perché “l’impianto normativo [è] tale da
privare il Mibact del potere di valutare”. Insomma, come ho già detto, è tutta una questione di potere: chi ha il potere di decidere in Sardegna, i sardi o l’Italia? Questo è il dilemma.

L’indipendenza è responsabilità del proprio futuro

Ecco il testo dell’intervista rilasciata ieri da Paolo Maninchedda al giornalista Antonio Grizzuti de La Verità.

Professore, può spiegarci le motivazioni che hanno portato il Partito dei Sardi a proporre l’introduzione di una Costituzione? L’obiettivo finale è quello di costituire effettivamente uno Stato indipendente dall’Italia attraverso una procedura di autodeterminazione?

Per cambiare la realtà – e quella della Sardegna obbligatoriamente deve essere cambiata – bisogna immaginarla diversa. Pensiamo sia stato utile dimostrare che i poteri pubblici, i diritti e i doveri dei cittadini, la regolazione della libertà, possono essere pensati e organizzati diversamente da come lo sono oggi. Certamente l’obiettivo è la fondazione della Repubblica di Sardegna, ma con gradualità, democrazia e metodo gandhiano. Non ci faremo mai

Sa Carta pro sa Repúbblica de Sardigna

Il Partito dei Sardi ha approvato nella sua Assemblea Nazionale del 24 giugno la bozza di una Costituzione della Repubblica di Sardegna che oggi sottopone all’attenzione di tutti i sardi disponibili a immaginare e costruire un futuro diverso, fatto di…

Basta a razzismi e ipocrisie. Costruiamo una Nazione sarda accogliente, prospera, sicura

Attentati e incendi per le strade, ipocrisie e segreti in aula. Non ci piace. Non ci piace per nulla questo clima di xenofobia e irresponsabilità che si sta creando in Sardegna. La questione umanitaria dell’accoglienza è complessa e spaventa ma a nulla servirà mettere la testa sotto la sabbia o addirittura lasciare la Sardegna in mano al razzismo. Come ha detto in aula anche Gianfranco Congiu, intervenendo a seguito dell’approvazione dell’emendamento turismo-migranti, l’incapacità del Parlamento Sardo di discutere con maturità e apertamente di temi così delicati non fa onore alla nostra massima assemblea.

Il Partito dei Sardi al varo di Femu a Corsica

Il Partito dei Sardi ha portato il suo segno di amicizia e sostegno alla trasformazione di Femu a Corsica da cartello elettorale a Partito strutturato.
Gilles Simeoni e Jean-Cristophe Angelini, leader di Femu a Corsica, che si candida ad essere il maggior partito di Corsica, hanno salutato e ringraziato dal palco il Partito dei Sardi e i suoi rappresentanti – Franciscu Sedda, Segretario Nazionale, Modesto Fenu, delegato per i rapporti Sardegna-Corsica, Gió Mura, coordinatore PdS Gallura – e hanno rimarcato il forte valore umano e strategico del

Fiscalità, entrate, volontà

di Franciscu Sedda
Si terrà stasera a Sassari un importante dibattito sul tema del fisco organizzato dal Partito dei Sardi. Purtroppo ho dovuto declinare l’invito ad esserci a causa di altri impegni e la cosa mi dispiace molto: per la rilevanza dei temi su cui mi sono impegnato da anni ma anche perché so che sarà una serata bella e partecipata, visto il grande lavoro organizzativo fatto dalle attiviste e dagli attivisti di Sassari.
Se fossi andato, cosa avrei detto?
Avrei parlato dell’Agenzia Sarda delle Entrate che va inderogabilmente resa operativa entro il 1 gennaio 2018. Avrei parlato della vittoria sull’inversione dei flussi e della momentanea sconfitta sugli accantonamenti. Avrei parlato della mobilitazione da fare in vista del 24 ottobre per difendere la legge ASE e per affermare tutti insieme che la volontà dei sardi non può essere tagliata. Avrei parlato di Accise come questione politica e dell’Articolo 10 dello Statuto che è lì come una sfida alle nostre paure e un monito a sperimentare le nostre potenzialità.
E avrei proposto di iniziare a parlare di cosa significherà la partecipazione fiscale, di tutti e nelle forme giuste, nella futura Repubblica di Sardegna.

Comunicato stampa del Partito dei Sardi sul riordino della rete ospedaliera della Sardegna

Abbiamo sintetizzato in circa 40 emendamenti la nostra visione di RETE OSPEDALIERA.
È una visione integrativa e complementare rispetto alla proposta elaborata dalla Giunta Regionale che poggia su alcuni principi per noi irrinunciabili:
PRINCIPIO DI DIFFERENZIAZIONE rispetto alle norma di stretta derivazione italiana (cfr. D.M. 70)
PRINCIPIO DI EQUIPARAZIONE tra pubblico e privato
TUTELA DELLE ZONE DISAGIATE: PRINCIPIO DI COMPENSAZIONE DEL DISAGIO
da cui discendono misure specifiche come:

Una sanità pubblica di qualità per tutti in tutta la Nazione Sarda

di Franciscu Sedda
Oggi in conferenza stampa abbiamo presentato i nostri emendamenti alla proposta di rete ospedaliera, argomentati con precisione e competenza da Gianfranco Congiu, Augusto Cherchi, Roberto Desini e Sandro Unali. Questa la sintesi del mio intervento politico di chiusura.
«Lo voglio dire con chiarezza: è tempo che la maggioranza si fidi e si lasci guidare dal Partito dei Sardi.
In sanità siamo stati i primi a sottolineare criticità che col tempo sono diventate sentimento comune; che agitano molta parte della nostra gente; che oggi portano anche chi nella maggioranza ci trattava come infidi rompiscatole a tentennamenti, rinvii e tensioni interne.
Ebbene, così come abbiamo saputo vedere in anticipo le criticità abbiamo sempre saputo indicare per primi le soluzioni – e l’altissima qualità degli interventi che mi hanno preceduto lo dimostrano. Soluzioni di sistema, di rete, di equità, di coesione sociale; soluzioni per difendere e sviluppare una sanità pubblica di qualità per tutti i sardi e in tutti i territori della Nazione Sarda.

La morte di Doddore, il cordoglio del Partito dei Sardi, il mio personale sentimento

di Franciscu Sedda
A nome del Partito dei Sardi ci tengo a manifestare il profondo sentimento di sgomento e cordoglio per la morte di Doddore Meloni, uomo e compatriota che ha deciso di dare la vita per testimoniare della sua fede indipendentista. Al contempo come Partito vogliamo esprimere la nostra vicinanza ai suoi familiari, alle persone che gli erano care, a coloro che gli sono stati a fianco nella militanza e nella lotta politica, che fino a ieri ne hanno chiesto la scarcerazione e che oggi ne piangono la perdita.

Come Partito dei Sardi, con i nostri rappresentanti al Parlamento Sardo e al Comune di Cagliari, abbiamo provato a fare la nostra piccola parte per squarciare la cappa di silenzio su quanto stava accadendo e per chiedere a Doddore di riprendere la lotta per l’indipendenza sotto altra forma. Evidentemente non è stato abbastanza.

Il Partito dei Sardi cresce ancora

di Franciscu Sedda
A Oristano e Selargius le liste con il nostro simbolo, a scrutinio non ancora concluso, si attestano al 6%.

Coloro che amano criticarci seduti dietro un pc, incapaci di metter su liste e farsi carico della fatica della democrazia, ossessionati dalla presenza sulla scena del Partito dei Sardi, diranno che dovevamo prendere di più. Li ringraziamo, perché così dicendo confermano che l’unica questione che è rimasta sul tavolo non è “Il Partito dei Sardi cresce oppure no?” ma “quanto cresce il Partito dei Sardi?”. Che è come dire, estendo il ragionamento sul medio periodo: “Quanto tempo ci vorrà perché il Partito dei Sardi divenga il primo partito in Sardegna?”.

Del resto il valore della nostra crescita si misura ancor più che sulle percentuali sulle qualità che queste percentuali esprimono nel contesto politico sardo:

Il più grande problema della Sardegna si chiama Stato italiano

di Franciscu Sedda
Il più grande problema della Sardegna si chiama Stato italiano.
Lo abbiamo detto per tre anni. Da ultimo lo abbiamo ripetuto mercoledì, quando abbiamo formalmente chiesto al Presidente Pigliaru e ai nostri alleati di rendersene conto e agire di conseguenza. Da sardi. Con gesti forti, mobilitando il nostro popolo, facendo capire che questa situazione non è sopportabile.

Oggi persino il Presidente Pigliaru è costretto a parlare di “persecuzione” davanti all’ennesima impugnazione platealmente pretestuosa ed arrogante della finanziaria 2017 democraticamente votata dal Parlamento sardo.

Bene, è una persecuzione. Ma da questa situazione di persecuzione non si può uscire continuando ad agire come si è fatto finora: aprire infiniti tavoli separati dopo ogni slealtà; credere che il problema sia l’ottusità di qualche funzionario ministeriale; pensare che le vittorie su alcune partite siano il frutto di una “leale collaborazione” piuttosto che il risultato di richieste sacrosante dopo 150 anni di indifferenza e di saccheggi.

Il documento del Partito dei Sardi per il Presidente Pigliaru

Mosso dalla volontà di confermare l’impegno assunto con il mandato elettorale, di contribuire al rilancio dell’esperienza di governo e ancor più di dare risposte ai bisogni e alle aspettative dei sardi, il Partito dei Sardi chiede al Presidente – e con lui alla Giunta e alla coalizione – di assumere un atteggiamento competitivo nei confronti del governo e dello Stato italiano.
Crediamo infatti che la difesa degli interessi economici della Sardegna e l’affermazione dei nostri diritti collettivi democraticamente espressi sia al di sopra di tutto e vada testimoniata con gesti visibili e concreti.
Per questo proponiamo al Presidente quattro azioni da portare avanti nell’immediato:

La posizione del Partito dei Sardi

Ecco l’intervento di Franciscu Sedda alla conferenza stampa di stamattina:

Permettetemi di iniziare con alcuni ringraziamenti. Intanto un grazie a Paolo per tutto il lavoro fatto finora e per quello che farà in futuro. E perché sappia una volta di più che davanti alla sua scelta personale ha tutta la nostra comprensione e il nostro sostegno.

Grazie a tutte le persone del Partito dei Sardi, simpatizzanti, attivisti, dirigenti, per la reazione matura e coesa dimostrata in una situazione non semplice. Mentre altri si comportavano da sciacalli i nostri hanno volato alto come falchi.

Un grazie al Presidente Pigliaru per aver voluto spendere immediatamente parole di stima per quanto fatto da Paolo e dal Partito dei Sardi. Parole che sono un buon viatico per iniziare un dialogo ma che devono trasformarsi, dobbiamo trasformare insieme se vogliamo che questa esperienza politica continui insieme, in gesti concreti e forti per i sardi e per la Sardegna.

L’Italia non è il nostro destino

di Franciscu Sedda

Leggo che l’Assessore Paci ritiene che senza riforme in Italia la Sardegna non possa ripartire.
Un po’ come dire che se l’Italia si butta in un fosso allora la Sardegna è costretta ad andarle appresso!
La verità è che le riforme dell’Italia per la Sardegna si chiamano accantonamenti dei nostri soldi, impugnazioni delle nostre leggi, misconoscenza della nostra insularità, arroganza attraverso enti di Stato, sovrintendenti, prefetti.
La verità è che noi dobbiamo ora più che mai fare a meno dell’Italia, facendo riforme nazionali nostre, sarde, per non vanificare quel po’ di lavoro faticosamente fatto dal nostro Governo in questi anni.
Questa è la verità. Che piccolo è chi piccolo si sente. Perduto è chi si vuole perdente.
Non è questo il destino dei sardi.

Solidarietà del Partito dei Sardi a Doddore Meloni

Da circa un mese un cittadino sardo sta attuando uno sciopero della fame e della sete in difesa di un ideale politico, di una idea di libertà dei sardi e della Sardegna. Il tutto nel silenzio e nell’indifferenza generali.
La Segreteria Nazionale e il Gruppo del Partito dei Sardi nel Parlamento Sardo, quotidianamente impegnati…

Da Minciaredda a Fluorsid. La lotta per l’ambiente e l’indipendenza

di Franciscu Sedda
Nel 2003 come iRS portammo alla luce la “collina dei veleni” di Minciaredda, dove la SIR/Syndial aveva per anni seppellito porcherie di ogni tipo. Fu la coscienza indipendentista e l’amore per la nostra terra a darci la forza di fare un gesto pieno di rischi: difficile dimenticarsi il rumore degli elicotteri mandati dallo Stato che dalla notte prima ci pedinavano, l’odore acre del benzene che esalava mentre la ruspa squarciava l’abisso della nostra terra martoriata, gli sfoghi sulla pelle e le nausee dei giorni successivi, il rischio denuncia per invasione di proprietà privata e tanto altro. Fu un gesto che ebbe la forza di accendere i riflettori su di un fenomeno su cui tutti – istituzioni per prime – preferivano chiudere gli occhi.

A distanza di anni, dopo mille peripezie, inchieste, commissioni, sentenze di “disastro ambientale”, il percorso per bonificare quell’area è avviato con 250 milioni di investimento a carico di Eni. Chi inquina paga.

O con la Sardegna o con manolesta

di Franciscu Sedda
24 ottobre 2017. Segnatevi la data. Perché sarà un altro momento decisivo nella battaglia fra lo Stato italiano e la Sardegna. Il giorno infatti la Corte Costituzionale italiana dibatterà a Roma in udienza pubblica il ricorso contro l’Agenzia Sarda delle Entrate. Non ci sono dubbi che la RAS e il nostro Governo saranno schierati a difesa della legge che mira a riportare a casa i nostri soldi e ad affermare la voglia di camminare senza dubbi e senza paure verso la sovranità tributaria e fiscale della Sardegna. Perchè deve finire il tempo in cui lo Stato italiano trattiene indebitamente i nostri soldi, come ancora accade con gli accantonamenti. Per questo chiediamo a tutti di difendere l’articolo 3 della legge ASE impugnato dall’Italia. Per questo la grande sfida è mobilitare il popolo sardo, sollecitare le forze vive della nostra società perché si lascino alle spalle piccole beghe per unirsi e concentrarsi su un grande obbiettivo collettivo perseguito da anni con il contributo di tanti.

Perché diciamo no al “regionalismo differenziato”

di Franciscu Sedda
Perché diciamo no al “regionalismo differenziato”? Perché il documento firmato a Cagliari il 28 aprile scorso dai Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni a Statuto speciale e delle Provincie autonome parte dal presupposto implicito che la Sardegna sia una regione d’Italia mentre la Sardegna è una nazione storica differente dalla nazione italiana. In quanto tale, quando la Sardegna pone il problema del superamento dell’attuale organizzazione dei poteri, lo fa – lo deve fare – non per riformare l’Italia ma per affermare davanti all’Italia la necessità del popolo sardo di avanzare sulla strada dell’esercizio dei suoi diritti nazionali e della sua prospettiva di autodeterminazione nazionale all’interno del quadro europeo.

COMUNICATO
L’autonomismo è morto.
No al neoregionalismo ad autonomie differenziate per la Sardegna

Cagliari, 28 aprile 2017
COMUNICATO STAMPA
«L’autonomismo è morto. No al neoregionalismo ad autonomie differenziate per la Sardegna»

«Non tutte le forze politiche del Consiglio regionale sono d’accordo con l’idea di neoregionalismo ad autonomie differenziate, per questo chiedo con quale mandato il presidente Ganau abbia sottoscritto ieri un documento di linee guida sulle prospettiva di riforma del regionalismo. Linee guide che nessuno in Consiglio conosce, e che ci avrebbe fatto piacere vedere prima dell’approvazione da parte del Coordinamento dei presidenti delle Assemblee delle Regioni a Statuto speciale; vedere e possibilmente discutere in aula, nel rispetto delle prerogative istituzionali del Consiglio». Così si è espresso questa mattina il presidente del Gruppo consiliare Partito dei Sardi, Gianfranco Congiu, intervenendo nel corso del seminario sull’autonomia che si è svolto nell’aula del Parlamento della Sardegna, a Cagliari.

L’incoscienza autonomista. Perché è sbagliato dedicare Sa Die a Giorgio Asproni

di Franciscu Sedda

«Io voglio vivere e morire italiano».
Così si esprimeva Giorgio Asproni nel 1852 in una lettera indirizzata da Napoli al suo amico, il canonico Giovanni Spano. Del resto fin dagli esordi del suo impegno politico e del suo ingresso nel Parlamento Subalpino nel 1848 i suoi intenti erano chiari, anzi, adamantini:

Mio principio massimo e primordiale è l’Unità dell’Italia a qualunque prezzo. Indi il convocamento sollecito della Costituente per stabilire un Regno vasto sopra basi le più democratiche, e restituire all’antica dignità la regina del Mondo (8 luglio 1848).

Che cosa significasse fare l’Unità dell’Italia “a qualunque prezzo” ce lo fa capire – più ancora che la sua partecipazione alla spedizione dei mille al seguito di Garibaldi – il fatto che davanti alla possibilità di un’unità monarchica e centralistica lui, massone che si professava repubblicano e federalista, era prontissimo a mettere da parte i suoi ideali e ad attaccare chi pure stimava, come il federalista Giuseppe Ferrari

L’indipendenza e il calderone: rimarcare i nostri valori contro il tentativo di confondere le idee

di Enrico Cocco
Con la conclusione del primo turno delle elezioni francesi, tra sospiri di sollievo e moniti di varia natura e preoccupazione, è necessario fare il punto sul linguaggio utilizzato dai mezzi di comunicazione rispetto alla lettura dei fatti e dei movimenti politici che da Brexit, presidenziali USA e recenti consultazioni d’oltralpe hanno caratterizzato il dibattito pubblico.
Sintetizzando tra l’ampio spettro di letture possibili, sulla carta stampata ed in televisione l’analisi più ricorrente vedeva grosso modo due fette politiche ed elettorali combattersi rispetto a un tema principale: gli uni si richiamavano a un processo già in atto, giocoforza da registrare, ovvero quello di una maggiore integrazione sovranazionale (pensiamo all’Unione Europea o ai trattati di libero scambio come il TTIP); gli altri invece puntavano ad una rinnovata forza dell’autorità statale, volta ad interrompere i supposti incontrollabili flussi internazionali di capitali ed esseri umani.

Il PdS e i suoi rappresentanti istituzionali sostengono il “Pacte Nacional pel Referendum” promosso dalla Catalogna

di Franciscu Sedda
Il Partito dei Sardi e i suoi rappresentanti all’interno del Governo e del Parlamento Sardo aderiscono alla chiamata fatta dalla società civile e dalle istituzioni catalane a sottoscrivere e sostenere il “Pacte Nacional pel Referendum” (Patu Nazionale pro su Referendum / Patto Nazionale per il Referendum) a difesa del diritto di autodeterminazione e dell’esercizio della democrazia in Catalogna.

Il futuro della Catalogna non può che dipendere dal popolo di Catalogna e dal suo diritto a scegliere democraticamente come dare concretezza al desiderio di libertà, autogoverno, giustizia, dignità che in forma sempre più partecipata ed evidente si è espresso in questi anni nelle piazze come nelle elezioni catalane.

La posizione del Partito dei Sardi in merito alla nuova Giunta

di Franciscu Sedda
Per oltre un anno il Partito dei Sardi ha chiesto una nuova Giunta che segnasse un cambio di passo profondo ed esteso, che andasse nella direzione della valorizzazione del merito e dell’autodeterminazione, che facesse percepire chiaramente ai sardi l’inizio di una nuova fase per la nostra politica e il nostro popolo. Una fase che

“Lettera aperta” al Presidente Francesco Pigliaru

Franciscu Sedda
Qui di seguito la mia “Lettera aperta” al Presidente Francesco Pigliaru

Caro Presidente,
innanzitutto ci tengo ad esprimerti le felicitazioni mie e del Partito dei Sardi per il tuo ritorno in forze e alla piena operatività.
Ti scrivo perché leggo sui giornali di tue imminenti decisioni in merito alla nuova composizione della Giunta e al rilancio dell’azione di governo.
Immagino che non sia così e sono certo che hai già in mente di convocare i singoli partiti per spiegare le tue ipotesi e progetti.

Chi è quel signore?

Babbu, chi è quel signore?”, “Sergio, uno di noi
(VERSIONE BREVE – consigliata a chi è affetto da mandronia acuta)
Franciscu Sedda


Babbu, chi è quel signore?!”, mi ha domandato Soliana sabato scorso mentre scendevamo insieme lungo via Manno.
Il suo dito puntato verso la statua di Carlo Felice non lasciava dubbi.
È un signore che non dovrebbe stare lì…”, ho sbottato quasi di colpo. E rendendomi conto che data la sua velocità di pensiero avrebbe potuto subito chiedermi perché allora stesse proprio lì, ho subito aggiunto: “… non dovrebbe starci perché è una persona che non voleva bene ai sardi”.

I sardi non possono attendere

di Franciscu Sedda
La Vertenza Entrate fra la Sardegna e l’Italia non si è mai chiusa perché si può chiudere solo con l’indipendenza della Sardegna.
Ribattere in modo vincente alle slealtà dello Stato italiano, oggi sempre più evidenti anche a chi si è a lungo fidato dell’Italia, significa smetterla di rivendicare attenzione e giustizia da governi amici o nemici ma governare da sardi mettendo in cima solo ed esclusivamente l’autodeterminazione e la felicità del nostro popolo.
L’immediata e piena operatività dell’Agenzia Sarda delle Entrate è il primo passaggio concreto per dare attuazione alla difesa dei nostri diritti e alla presa di responsabilità rispetto ai nostri interessi.