Indipendenza

“E dringhidi!”. Ovvero, Renato Soru e il ripetersi (quasi identico) della storia

Qualche giorno fa meditavo fra me e me sull’uscita di Renato Soru che sottolineando la disgregazione di Progetto Autodeterminazione diceva, in sostanza, che questo favoriva il recupero dei RossoMori da parte del “suo” PD.
Meditando meditando ho pensato: “E dringhidi…”. Vale a dire: “Ecco Soru che mentre se la prende con noi del Partito dei Sardi ancora una volta corre dietro a chi gli ha dato e gli darà il due di picche….”.
E infatti l’indomani i RossoMori lo hanno brutalmente “murato” dicendo che non erano interessati al corteggiamento del PD soriano.
Qualche giorno prima, con perfetto tempismo, Soru aveva sostenuto la linea dell’apertura del PD ai 5Stelle – quelli che da anni gli danno del PDiota – naufragata poche ore dopo.
Ancor prima aveva corteggiato il PSd’Az..

Convertitevi!

Indipendentismo è cambiare se stessi e avere fiducia nella possibilità che tutti i sardi possano cambiare. Poi, certo, non bisogna essere illusi o ingenui: per questo serve militare in partiti indipendentisti che crescendo in credibilità e consenso trascinino tutta la Sardegna verso il cambiamento. Ciò detto è interessante vedere come davanti alla possibilità che qualcosa cambi e si “sardizzi”, quantomeno nel nome e nella forma – è il caso dell’ipotesi emersa ieri, che l’attuale PD regionale si trasformi in un partito sardo della sinistra federato col PD italiano – scatta in molti un moto d’incredulità, quasi di fastidio, a dimostrazione che non si crede che le cose possano cambiare in direzione di un orizzonte nazionale sardo.
Questo senso di sfiducia finisce per annebbiare le menti.

Ora più che mai: salviamo la Sardegna, costruiamo la Convergenza Nazionale

Ora più che mai serve un indipendentismo che parli il linguaggio chiaro, semplice, onesto dell’amore per la Sardegna, per la Nazione sarda e per la sua gente. Un amore fatto di impegno quotidiano, di proposte serie, di risultati conquistati con fatica attraverso l’azione di governo per la costruzione dello Stato sardo.
Un indipendentismo che non porta acqua al mulino della protesta né che fa da apri porta in Sardegna al nazionalismo italiano. E men che meno al razzismo, al fascismo, al qualunquismo.
Un indipendentismo che sia porto sicuro in mezzo al mare in tempesta che ci ha regalato questa tornata elettorale.

Il fisco non è mai leale

Continuiamo a emanciparci dal clima di diffusa mistificazione della realtà e di sua radicale ideologicizzazione propagandistica, tipica delle campagna elettorale, parlando di questioni concrete.
Resto fermamente convinto che sia il ceto politico italiano che quello sardo non hanno alcuna coscienza delle reali strutture dei poteri dello Stato.
Vedere molti potenziali candidati e tanti leader di partito parlare solo di soldi da spendere e non di ricchezza sostenibile da produrre per sostenere i servizi e i diritti; vedere molti uomini politici privi delle informazioni minime sull’articolazione dei poteri dello Stato, significa vedere la classe dirigente compiacersi della sua cecità sul potere che realmente incide sulla vita quotidiana delle persone.
Per noi del Partito dei Sardi, avere cultura di governo significa avere anche un’adeguata cultura rispetto ai poteri che sono in grado di trasformare la realtà e di migliorare la vita delle persone.

In risposta al Segretario del PD sardo, Giuseppe Luigi Cucca

Caro Segretario Cucca,
stia sereno, non chiediamo l’esclusiva sui valori autonomisti perché siamo indipendentisti. Siamo sardi che in forma nonviolenta, democratica e legale perseguono il diritto del popolo sardo a decidere liberamente del proprio futuro. Se a lei questo pare “eversivo” allora siamo alla morte della politica e del diritto. E anche al requiem dell’idea stessa di popolo sardo. Ma credo, voglio credere, che il suo sia solo uno sfogo dettato dall’amarezza di un accordo non concluso.

Dunque, torniamo al punto, perché non ha risposto alle domande…

Cosa c’entra Giave con la lotta per una fiscalità giusta e sarda

La fiscalità in Sardegna è ingiusta e noi sardi dobbiamo manovrarne le leve per creare una partecipazione fiscale più leggera e ben distribuita, in cui non ci siano né tartassati né imboscati, che consenta invece di produrre più ricchezza ecosostenibile e diffusa. Questo il Partito dei Sardi ha sempre detto e fatto. Lo ha detto denunciando l’omogeneità del regime fiscale interno alla Repubblica italiana a fronte di investimenti infrastrutturali storicamente squilibrati fra Sardegna e Italia. Lo ha fatto portando avanti l’annoso iter di perimetrazione delle zone franche doganali della Sardegna. Lo ha fatto chiedendo nel Parlamento sardo la commissione per le ZES, le zone economiche speciali. Lo ha fatto soprattutto costruendo l’Agenzia Sarda delle Entrate, il passo più decisivo e concreto

Dove vota chi ha una coscienza?

Diceva il dottor Schweitzer che la coscienza tranquilla è un’invenzione del diavolo.
Noi non abbiamo la coscienza tranquilla in vista delle prossime elezioni politiche italiane.
Ci pare che la Sardegna, i suoi diritti, i suoi bisogni e le sue attese siano assolutamente messi in un angolo.
Ci sembra che ci competa il dovere di offrire un luogo dove votare a chi non si rassegna ad essere obbligato a votare per confermare uno stato delle cose già definito, e cioè una sorta di triumvirato tripartitico che dirà che cosa vuole fare solo dopo le elezioni, non prima come vorrebbero al elgge e la ragione.
Noi vorremmo che le elezioni fossero il luogo dell’inatteso

Catalogna e Sardegna: indipendenza, governo e libertà

In Catalogna hanno vinto gli indipendentisti.
Non ci si faccia fuorviare dalle letture date dai media italiani e spagnoli dolosamente orientati a diminuire questa vittoria. Da ieri sera dicono che sì hanno vinto Junqueras e Puigdemont, però aggiungono subito che il partito maggiore è l’unionista Ciudadanos. Ma che senso ha? Ciò che in Italia e nel mondo viene genericamente indicato col nome di ‘indipendentisti’ è sempre stata una coalizione, non un solo partito.
Soprattutto non c’è un giornale che dica la verità sul clima delle elezioni. Il capo di Esquerra republicana, Oriol Junqueras, è in galera per non avere commesso alcun reato.
Sono state elezioni di polizia, questa è la verità. Aleggiava il sospetto che l’idea dell’autodeterminazione catalana fosse un’idea illegale. Aleggiava il sospetto che dichiararsi per l’indipendenza potesse significare essere indagati e inquisiti.
Il desiderio di libertà, la compostezza e la disciplina politica, la sicurezza del perimetro ideologico

Cosa conferma la Corsica?

Poche parole per una conferma: vince chi dialoga e unisce. Simeoni e Talamoni hanno unito diverse anime, indipendentiste e autonomiste, su un programma a base autonomista che non nega la prospettiva indipendentista, ma non l’ha posta alla base dell’accordo elettorale.…

Sardegna. Amministratori indipendentisti uniti a sostegno della Repubblica Catalana

Con la presente vi do comunicazione di un’iniziativa collettiva da parte degli amministratori indipendentisti della Sardegna volta al sostegno e al riconoscimento della Repubblica di Catalogna.
L’iniziativa ha già raccolto l’adesione di più di150 amministratori fra Sindaci, Vicesindaci, Assessori, Consiglieri e altri si stanno aggiungendo in queste ore.
Come spiegato nel documento allegato gli amministratori sottoscrittori del documento hanno preso parte chi a titolo personale chi come rappresentanti di partito. Questo ha consentito un’ampia partecipazione e un forte momento di condivisione fra forze politiche diverse.
Il Partito dei Sardi è felice di veder realizzato un momento di unità in nome della solidarietà internazionale e del diritto all’indipendenza. Siamo al contempo felici di aver dato il nostro contributo mobilitando la nostra rete di amministratori delle Comunità della Nazione sarda.

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

Referendum e marketing

Cos’è successo veramente in Lombardia e in Veneto? Una intelligente operazione di marketing politico finalizzata solo al rafforzamento del peso contrattuale delle due regioni. La ricerca di una mobilitazione popolare in un tema già disciplinato dalla Costituzione (ricordo il 116 comma 3 – regionalismo differenziato – che consente alle regioni a statuto ordinario di negoziare con lo Stato nuove prerogative e competenze) è esponenziale di una strategia finalizzata SOLO ad aumentare il livello di competitività di quelle regioni.

«Proprio quello che qui non si vuol capire: i rapporti con lo Stato italiano devono seguire logiche di duro, anzi durissimo confronto altrimenti saremo destinati a soccombere».
Gianfranco Congiu, Capogruppo del Partito dei Sardi

Contro Juncker, Tajani e la decadenza dell’Europa noi nazioni storiche agiamo come ONE

di Franciscu Sedda
Nazione storiche come la Scozia e la Catalogna in questi anni hanno costruito grazie ad un indipendentismo progressista dei Paesi nuovi, improntanti all’europeismo più vero, pronti ad entrare da Stati indipendenti nell’Unione Europea, per contribuire a rilanciare la stessa idea d’Europa.

L’Unione Europea non se n’è accorta. Anzi ha girato la faccia dall’altro lato. Ha remato contro questi nuovi Stati preferendo assecondare i nazionalismi egoisti e conservatori degli Stati esistenti, sempre più attraversati da un miscuglio esplosivo di neoliberismo e xenofobia.

Si dirà che c’era da aspettarselo. Mai si era vista una classe dirigente “europea” così risibile, così incapace, così cialtrona. Basti pensare a come la UE ha indebolito le posizioni indipendentiste della Scozia a favore della Gran Bretagna per poi ritrovarsi come ricompensa quel bell’“ombrello” britannico che è stata la Brexit (e tanti saluti anche alla Scozia che voleva entrare in Europa).
Difficile ricordare cotanta ignoranza strategica.

Sulle ultime della signora Borletti Buitoni

L’arroganza della Repubblica italiana nei confronti delle istituzioni sarde si vede dai dettagli: alle richieste di chiarimento di un Presidente e di un’Assessore sardo risponde un sottogretario, che pretende peraltro di avere l’ultima parola.
L’ultima della signora Borletti Buitoni è che l’impugnativa è stata necessaria perché “l’impianto normativo [è] tale da
privare il Mibact del potere di valutare”. Insomma, come ho già detto, è tutta una questione di potere: chi ha il potere di decidere in Sardegna, i sardi o l’Italia? Questo è il dilemma.

Un’Europa con più stati. Perché no?

Si riporta la versione integrale dell’intervento di Franciscu Sedda per il quotidiano Sardinia Post. Il dibattito nasce dalla circolazione di una mappa dell’Europa con nuovi stati premiata dal sito Reddit come “mappa del mese” e rilanciata dal sito Linkiesta.

Sui social ultimamente appaiono spesso di queste mappe in cui si vede un’Europa con più Stati di quelli attuali. Segno che il tema delle nuove indipendenze è popolare e fa discutere.
Quella rilanciata da Linkiesta mi pare particolarmente generosa oltre che confusionaria. Mischia nazioni storiche impegnate da lungo tempo nella costruzione di Stati indipendenti, regioni che usano retoriche “secessioniste” per pure questioni economiche, altri territori che nemmeno pongono il tema dell’indipendenza.

L’indipendenza è responsabilità del proprio futuro

Ecco il testo dell’intervista rilasciata ieri da Paolo Maninchedda al giornalista Antonio Grizzuti de La Verità.

Professore, può spiegarci le motivazioni che hanno portato il Partito dei Sardi a proporre l’introduzione di una Costituzione? L’obiettivo finale è quello di costituire effettivamente uno Stato indipendente dall’Italia attraverso una procedura di autodeterminazione?

Per cambiare la realtà – e quella della Sardegna obbligatoriamente deve essere cambiata – bisogna immaginarla diversa. Pensiamo sia stato utile dimostrare che i poteri pubblici, i diritti e i doveri dei cittadini, la regolazione della libertà, possono essere pensati e organizzati diversamente da come lo sono oggi. Certamente l’obiettivo è la fondazione della Repubblica di Sardegna, ma con gradualità, democrazia e metodo gandhiano. Non ci faremo mai

Sa Carta pro sa Repúbblica de Sardigna

Il Partito dei Sardi ha approvato nella sua Assemblea Nazionale del 24 giugno la bozza di una Costituzione della Repubblica di Sardegna che oggi sottopone all’attenzione di tutti i sardi disponibili a immaginare e costruire un futuro diverso, fatto di…

Basta a razzismi e ipocrisie. Costruiamo una Nazione sarda accogliente, prospera, sicura

Attentati e incendi per le strade, ipocrisie e segreti in aula. Non ci piace. Non ci piace per nulla questo clima di xenofobia e irresponsabilità che si sta creando in Sardegna. La questione umanitaria dell’accoglienza è complessa e spaventa ma a nulla servirà mettere la testa sotto la sabbia o addirittura lasciare la Sardegna in mano al razzismo. Come ha detto in aula anche Gianfranco Congiu, intervenendo a seguito dell’approvazione dell’emendamento turismo-migranti, l’incapacità del Parlamento Sardo di discutere con maturità e apertamente di temi così delicati non fa onore alla nostra massima assemblea.

Il Partito dei Sardi al varo di Femu a Corsica

Il Partito dei Sardi ha portato il suo segno di amicizia e sostegno alla trasformazione di Femu a Corsica da cartello elettorale a Partito strutturato.
Gilles Simeoni e Jean-Cristophe Angelini, leader di Femu a Corsica, che si candida ad essere il maggior partito di Corsica, hanno salutato e ringraziato dal palco il Partito dei Sardi e i suoi rappresentanti – Franciscu Sedda, Segretario Nazionale, Modesto Fenu, delegato per i rapporti Sardegna-Corsica, Gió Mura, coordinatore PdS Gallura – e hanno rimarcato il forte valore umano e strategico del

Fiscalità, entrate, volontà

di Franciscu Sedda
Si terrà stasera a Sassari un importante dibattito sul tema del fisco organizzato dal Partito dei Sardi. Purtroppo ho dovuto declinare l’invito ad esserci a causa di altri impegni e la cosa mi dispiace molto: per la rilevanza dei temi su cui mi sono impegnato da anni ma anche perché so che sarà una serata bella e partecipata, visto il grande lavoro organizzativo fatto dalle attiviste e dagli attivisti di Sassari.
Se fossi andato, cosa avrei detto?
Avrei parlato dell’Agenzia Sarda delle Entrate che va inderogabilmente resa operativa entro il 1 gennaio 2018. Avrei parlato della vittoria sull’inversione dei flussi e della momentanea sconfitta sugli accantonamenti. Avrei parlato della mobilitazione da fare in vista del 24 ottobre per difendere la legge ASE e per affermare tutti insieme che la volontà dei sardi non può essere tagliata. Avrei parlato di Accise come questione politica e dell’Articolo 10 dello Statuto che è lì come una sfida alle nostre paure e un monito a sperimentare le nostre potenzialità.
E avrei proposto di iniziare a parlare di cosa significherà la partecipazione fiscale, di tutti e nelle forme giuste, nella futura Repubblica di Sardegna.

La morte di Doddore, il cordoglio del Partito dei Sardi, il mio personale sentimento

di Franciscu Sedda
A nome del Partito dei Sardi ci tengo a manifestare il profondo sentimento di sgomento e cordoglio per la morte di Doddore Meloni, uomo e compatriota che ha deciso di dare la vita per testimoniare della sua fede indipendentista. Al contempo come Partito vogliamo esprimere la nostra vicinanza ai suoi familiari, alle persone che gli erano care, a coloro che gli sono stati a fianco nella militanza e nella lotta politica, che fino a ieri ne hanno chiesto la scarcerazione e che oggi ne piangono la perdita.

Come Partito dei Sardi, con i nostri rappresentanti al Parlamento Sardo e al Comune di Cagliari, abbiamo provato a fare la nostra piccola parte per squarciare la cappa di silenzio su quanto stava accadendo e per chiedere a Doddore di riprendere la lotta per l’indipendenza sotto altra forma. Evidentemente non è stato abbastanza.

Il Partito dei Sardi cresce ancora

di Franciscu Sedda
A Oristano e Selargius le liste con il nostro simbolo, a scrutinio non ancora concluso, si attestano al 6%.

Coloro che amano criticarci seduti dietro un pc, incapaci di metter su liste e farsi carico della fatica della democrazia, ossessionati dalla presenza sulla scena del Partito dei Sardi, diranno che dovevamo prendere di più. Li ringraziamo, perché così dicendo confermano che l’unica questione che è rimasta sul tavolo non è “Il Partito dei Sardi cresce oppure no?” ma “quanto cresce il Partito dei Sardi?”. Che è come dire, estendo il ragionamento sul medio periodo: “Quanto tempo ci vorrà perché il Partito dei Sardi divenga il primo partito in Sardegna?”.

Del resto il valore della nostra crescita si misura ancor più che sulle percentuali sulle qualità che queste percentuali esprimono nel contesto politico sardo:

Il più grande problema della Sardegna si chiama Stato italiano

di Franciscu Sedda
Il più grande problema della Sardegna si chiama Stato italiano.
Lo abbiamo detto per tre anni. Da ultimo lo abbiamo ripetuto mercoledì, quando abbiamo formalmente chiesto al Presidente Pigliaru e ai nostri alleati di rendersene conto e agire di conseguenza. Da sardi. Con gesti forti, mobilitando il nostro popolo, facendo capire che questa situazione non è sopportabile.

Oggi persino il Presidente Pigliaru è costretto a parlare di “persecuzione” davanti all’ennesima impugnazione platealmente pretestuosa ed arrogante della finanziaria 2017 democraticamente votata dal Parlamento sardo.

Bene, è una persecuzione. Ma da questa situazione di persecuzione non si può uscire continuando ad agire come si è fatto finora: aprire infiniti tavoli separati dopo ogni slealtà; credere che il problema sia l’ottusità di qualche funzionario ministeriale; pensare che le vittorie su alcune partite siano il frutto di una “leale collaborazione” piuttosto che il risultato di richieste sacrosante dopo 150 anni di indifferenza e di saccheggi.

Il documento del Partito dei Sardi per il Presidente Pigliaru

Mosso dalla volontà di confermare l’impegno assunto con il mandato elettorale, di contribuire al rilancio dell’esperienza di governo e ancor più di dare risposte ai bisogni e alle aspettative dei sardi, il Partito dei Sardi chiede al Presidente – e con lui alla Giunta e alla coalizione – di assumere un atteggiamento competitivo nei confronti del governo e dello Stato italiano.
Crediamo infatti che la difesa degli interessi economici della Sardegna e l’affermazione dei nostri diritti collettivi democraticamente espressi sia al di sopra di tutto e vada testimoniata con gesti visibili e concreti.
Per questo proponiamo al Presidente quattro azioni da portare avanti nell’immediato:

La posizione del Partito dei Sardi

Ecco l’intervento di Franciscu Sedda alla conferenza stampa di stamattina:

Permettetemi di iniziare con alcuni ringraziamenti. Intanto un grazie a Paolo per tutto il lavoro fatto finora e per quello che farà in futuro. E perché sappia una volta di più che davanti alla sua scelta personale ha tutta la nostra comprensione e il nostro sostegno.

Grazie a tutte le persone del Partito dei Sardi, simpatizzanti, attivisti, dirigenti, per la reazione matura e coesa dimostrata in una situazione non semplice. Mentre altri si comportavano da sciacalli i nostri hanno volato alto come falchi.

Un grazie al Presidente Pigliaru per aver voluto spendere immediatamente parole di stima per quanto fatto da Paolo e dal Partito dei Sardi. Parole che sono un buon viatico per iniziare un dialogo ma che devono trasformarsi, dobbiamo trasformare insieme se vogliamo che questa esperienza politica continui insieme, in gesti concreti e forti per i sardi e per la Sardegna.

Solidarietà del Partito dei Sardi a Doddore Meloni

Da circa un mese un cittadino sardo sta attuando uno sciopero della fame e della sete in difesa di un ideale politico, di una idea di libertà dei sardi e della Sardegna. Il tutto nel silenzio e nell’indifferenza generali.
La Segreteria Nazionale e il Gruppo del Partito dei Sardi nel Parlamento Sardo, quotidianamente impegnati…

Da Minciaredda a Fluorsid. La lotta per l’ambiente e l’indipendenza

di Franciscu Sedda
Nel 2003 come iRS portammo alla luce la “collina dei veleni” di Minciaredda, dove la SIR/Syndial aveva per anni seppellito porcherie di ogni tipo. Fu la coscienza indipendentista e l’amore per la nostra terra a darci la forza di fare un gesto pieno di rischi: difficile dimenticarsi il rumore degli elicotteri mandati dallo Stato che dalla notte prima ci pedinavano, l’odore acre del benzene che esalava mentre la ruspa squarciava l’abisso della nostra terra martoriata, gli sfoghi sulla pelle e le nausee dei giorni successivi, il rischio denuncia per invasione di proprietà privata e tanto altro. Fu un gesto che ebbe la forza di accendere i riflettori su di un fenomeno su cui tutti – istituzioni per prime – preferivano chiudere gli occhi.

A distanza di anni, dopo mille peripezie, inchieste, commissioni, sentenze di “disastro ambientale”, il percorso per bonificare quell’area è avviato con 250 milioni di investimento a carico di Eni. Chi inquina paga.

O con la Sardegna o con manolesta

di Franciscu Sedda
24 ottobre 2017. Segnatevi la data. Perché sarà un altro momento decisivo nella battaglia fra lo Stato italiano e la Sardegna. Il giorno infatti la Corte Costituzionale italiana dibatterà a Roma in udienza pubblica il ricorso contro l’Agenzia Sarda delle Entrate. Non ci sono dubbi che la RAS e il nostro Governo saranno schierati a difesa della legge che mira a riportare a casa i nostri soldi e ad affermare la voglia di camminare senza dubbi e senza paure verso la sovranità tributaria e fiscale della Sardegna. Perchè deve finire il tempo in cui lo Stato italiano trattiene indebitamente i nostri soldi, come ancora accade con gli accantonamenti. Per questo chiediamo a tutti di difendere l’articolo 3 della legge ASE impugnato dall’Italia. Per questo la grande sfida è mobilitare il popolo sardo, sollecitare le forze vive della nostra società perché si lascino alle spalle piccole beghe per unirsi e concentrarsi su un grande obbiettivo collettivo perseguito da anni con il contributo di tanti.

Perché diciamo no al “regionalismo differenziato”

di Franciscu Sedda
Perché diciamo no al “regionalismo differenziato”? Perché il documento firmato a Cagliari il 28 aprile scorso dai Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni a Statuto speciale e delle Provincie autonome parte dal presupposto implicito che la Sardegna sia una regione d’Italia mentre la Sardegna è una nazione storica differente dalla nazione italiana. In quanto tale, quando la Sardegna pone il problema del superamento dell’attuale organizzazione dei poteri, lo fa – lo deve fare – non per riformare l’Italia ma per affermare davanti all’Italia la necessità del popolo sardo di avanzare sulla strada dell’esercizio dei suoi diritti nazionali e della sua prospettiva di autodeterminazione nazionale all’interno del quadro europeo.