Fisco

Primarias: un click per la Nazione, un euro per la rivolta fiscale. Il coraggio viene dall’estero

Ieri abbiamo avuto il coraggio di parlare di Primarias in un Centro Commerciale, mentre la gente entrava, usciva, guardava e si poneva domande.
Oggi sarò a La Maddalena a parlare di Carta de Logu, cioè della legalità come risposta alla guerra.
Oggi sulla stampa è evidente l’impatto che ieri ha avuto il lancio della nostra ‘Rivolta fiscale’.
La spiego in poche parole.

Primarias: stasera alla Corte del Sole di Sestu si parla di una legale rivolta fiscale

Stasera inizia un lungo percorso per cambiare il sistema fiscale della Sardegna.
È dura, ma così non si può più andare avanti. Il fisco all’italiana, ingiusto e oppressivo, è uno dei fattori determinanti della povertà della Sardegna. Stasera cominciamo a studiare come combatterlo legalmente.
Do alcune notizie politiche. C’è molta diplomazia in campo tra i partiti a vario titolo indipendentisti, federalisti, socialfederalisti, ecc, ma anche…

Fisco: la persecuzione dei piccoli

I dati sul contenzioso raccontano la resistenza legale (quella più diffusa, invece, è lavorare in nero) dei piccoli di fronte all’incombenza del Fisco italiano.
In Sardegna sono pendenti presso le Commissioni tributarie provinciali 4.050 ricorsi. Di questi, 3.114 (pari al 76,8%) sono nella sola Commissione tributaria di Sassari. C’è da farsi una domanda: o a Sassari c’è veramente gente che lotta e si difende o c’è una persecuzione fiscale in corso che ha generato una ribellione legale.
Ma come vanno a finire i ricorsi?
Mediamente il 30% dei contribuenti se la scampa nel primo grado di giudizio. Un altro 10% vince nel secondo grado. (…)
Il Fisco mediamente vince una volta su due, cioè il Fisco sbaglia una volta su due.
Non è uno Stato, è una monetina lanciata in cielo.

Giovedì a Cagliari: primo test di rivolta fiscale. Con un post scriptum per il Qatar

Giovedì prossimo, a Cagliari, in Largo Felice 2, nel Palazzo Civico, facciamo un primo test di mobilitazione urbana contro il fisco italiano ingiusto.
Sappiamo bene che cosa stiamo facendo. Mentre in queste settimane molti soggetti politici cercano il Messia che faccia loro vincere le elezioni, noi continuiamo a preparare un’anima per le prossime elezioni.
Per noi le prossime elezioni sarde sono l’inizio di una pacifica guerra, la prima combattuta dai Sardi per i Sardi. Noi non partecipiamo all’arruolamento nel Centrodestra o nel Centrosinistra o nel Movimento 5 Stelle. Noi proponiamo a tutti i Sardi, qualunque sia la loro militanza attuale, di firmare un patto costituzionale sardo, di produrre l’unità dei Sardi, l’evento stroico più necessario e più inatteso, intorno agli interessi nazionali dei Sardi: poteri, libertà, fisco, trasporti, istruzione, ricerca, cultura ecc.
Noi proponiamo un’alleanza mai vista, oltre gli schemi e le abitudini, un evento storico.

Cinesi in Sardegna che pagano le tasse a Bergamo

Stiamo continuando a censire tutte le situazioni, dagli investimenti del Qatar a quelli della Cina, che determinano rendite per la Lombardia da attività svolte in Sardegna. Rendite, non lavoro o ricchezza, ma gettiti prodotti da soluzioni amministrative di privilegio, non da lavoro e rischio di impresa.
Oggi prendiamo in mano lo scabroso sistema degli impianti fotovoltaici in Sardegna. Si sa tutto delle follie degli impianti di Giave e Narbolia (cui eravamo, siamo e rimarremo profondamente contrari), ma si sa meno degli altri; utilizziamo per esemplificare la vicenda di due impianti di Nuoro e di Bitti …

Il fisco non è mai leale

Continuiamo a emanciparci dal clima di diffusa mistificazione della realtà e di sua radicale ideologicizzazione propagandistica, tipica delle campagna elettorale, parlando di questioni concrete.
Resto fermamente convinto che sia il ceto politico italiano che quello sardo non hanno alcuna coscienza delle reali strutture dei poteri dello Stato.
Vedere molti potenziali candidati e tanti leader di partito parlare solo di soldi da spendere e non di ricchezza sostenibile da produrre per sostenere i servizi e i diritti; vedere molti uomini politici privi delle informazioni minime sull’articolazione dei poteri dello Stato, significa vedere la classe dirigente compiacersi della sua cecità sul potere che realmente incide sulla vita quotidiana delle persone.
Per noi del Partito dei Sardi, avere cultura di governo significa avere anche un’adeguata cultura rispetto ai poteri che sono in grado di trasformare la realtà e di migliorare la vita delle persone.

Zona franca: perché non basta

Ormai è una costante: ogni volta che si avvicinano le scadenze elettorali, la zona franca ritorna di moda.
Personalmente sono stato tra i primi che se ne sono occupati e da assessore ho contribuito non poco a finanziare le opere della perimetrazione di quella di Cagliari.
Detto questo, bisogna avere il coraggio anche in campagna elettorale di dire sempre la verità, non come sta accadendo in Italia con sparate veramente ridicole e pericolose pur di intercettare il pubblico delle fake news.
La Zona franca è un nome sbagliato per un bisogno giusto.
Il bisogno giusto è questo…

Sentenza ASE: la Sardegna e il Partito dei Sardi avevano ragione, il Governo italiano torto

La Corte Costituzionale italiana ha ritenuto infondate tutte le impugnazioni relative all’art. 3 dell’Agenzia Sarda delle Entrate. Così facendo ha di fatto detto che la Sardegna e il Partito dei Sardi avevano ragione e il Governo italiano torto.
La Sardegna e il suo Governo avevano ragione a portare avanti la legge sull’Agenzia Sarda delle Entrate e a costruire uno strumento per tutelare gli interessi e i soldi dei sardi. Il Partito dei Sardi aveva ragione nel denunciare duramente l’atteggiamento persecutorio dell’Italia nei confronti della Sardegna e la slealtà dei Governi italiani nei confronti delle nostre istituzioni e dei nostri diritti legittimi come popolo. È la stessa Corte Costituzionale a chiedersi infatti perché dovrebbe essere illegittimo in Sardegna e per la Sardegna ciò che è già stato fatto in Trentino-Alto Adige e nella Provincia di Bolzano.

Fiscalità, entrate, volontà

di Franciscu Sedda
Si terrà stasera a Sassari un importante dibattito sul tema del fisco organizzato dal Partito dei Sardi. Purtroppo ho dovuto declinare l’invito ad esserci a causa di altri impegni e la cosa mi dispiace molto: per la rilevanza dei temi su cui mi sono impegnato da anni ma anche perché so che sarà una serata bella e partecipata, visto il grande lavoro organizzativo fatto dalle attiviste e dagli attivisti di Sassari.
Se fossi andato, cosa avrei detto?
Avrei parlato dell’Agenzia Sarda delle Entrate che va inderogabilmente resa operativa entro il 1 gennaio 2018. Avrei parlato della vittoria sull’inversione dei flussi e della momentanea sconfitta sugli accantonamenti. Avrei parlato della mobilitazione da fare in vista del 24 ottobre per difendere la legge ASE e per affermare tutti insieme che la volontà dei sardi non può essere tagliata. Avrei parlato di Accise come questione politica e dell’Articolo 10 dello Statuto che è lì come una sfida alle nostre paure e un monito a sperimentare le nostre potenzialità.
E avrei proposto di iniziare a parlare di cosa significherà la partecipazione fiscale, di tutti e nelle forme giuste, nella futura Repubblica di Sardegna.

Agenzia Sarda delle Entrate e Alto Adige Riscossioni: il senso della misura e degli esempi di sovranità

di Franciscu Sedda
La Provincia di Bolzano ha stanziato quasi 8 milioni di euro per l’attività di riscossione dei tributi locali, dal 2017 al 2019, di Alto Adige Riscossioni (che mette insieme i 125 Comuni della provincia autonoma). Lo ripeto: 8 milioni di euro.
Quando si è fatta la legge per l’Agenzia Sarda delle Entrate – con funzioni, immediate e in prospettiva, molto più complesse per un territorio e una collettività più ampia – dall’opposizione dentro e fuori il Parlamento sardo si è gridato allo scandalo per uno stanziamento iniziale di 2 milioni e mezzo di euro. Lo ripeto: 2 milioni e mezzo di euro.
Ecco. Se la Sardegna non cresce è anche per questo.

Non di dimensioni si tratta, ma di libertà. (Gli orsi possono mangiare pesci ma non chi vola)

di Paolo Maninchedda
Il fisco italiano, uguale da Aosta a Pantelleria, è sommamente ingiusto e anche la progressività dell’imposta applicata in contesti di accumulazione non paritari è ingiusta.
Ma dire che la pressione fiscale patita dalla Sardegna è doppiamente ingiusta (troppo alta e troppo indifferente al differenziale di ricchezza accumulata nelle diverse regioni della Repubblica Italiana), significa porre una questione di sovranità, giacché il fisco, cioè le tasse, sono la forma più impattante di intervento e di potere dello Stato. Qui sta il mio dispiacere con CNA, con Confindustria, con i sindacati e con tanti altri: lavoro, ricchezza e sovranità sono legati, invece tutte queste sigle, figlie dell’educazione italiana, arrivano con l’analisi sempre fino ad un certo punto e poi scappano.
Se si vuole un fisco più giusto si deve volere un potere più giusto.
Perché ci si lamenta del fisco e non si lotta per un potere sardo, moderno, agile, non fondato sul sospetto, orientato per la libertà, la ricchezza e il lavoro?
In altre regioni d’Europa, gli imprenditori grandi e piccoli hanno fondato gli Stati. Qui in Sardegna si fanno fare le diagnosi dagli altri. Per fortuna, non tutti.