Europa

Contro Juncker, Tajani e la decadenza dell’Europa noi nazioni storiche agiamo come ONE

di Franciscu Sedda
Nazione storiche come la Scozia e la Catalogna in questi anni hanno costruito grazie ad un indipendentismo progressista dei Paesi nuovi, improntanti all’europeismo più vero, pronti ad entrare da Stati indipendenti nell’Unione Europea, per contribuire a rilanciare la stessa idea d’Europa.

L’Unione Europea non se n’è accorta. Anzi ha girato la faccia dall’altro lato. Ha remato contro questi nuovi Stati preferendo assecondare i nazionalismi egoisti e conservatori degli Stati esistenti, sempre più attraversati da un miscuglio esplosivo di neoliberismo e xenofobia.

Si dirà che c’era da aspettarselo. Mai si era vista una classe dirigente “europea” così risibile, così incapace, così cialtrona. Basti pensare a come la UE ha indebolito le posizioni indipendentiste della Scozia a favore della Gran Bretagna per poi ritrovarsi come ricompensa quel bell’“ombrello” britannico che è stata la Brexit (e tanti saluti anche alla Scozia che voleva entrare in Europa).
Difficile ricordare cotanta ignoranza strategica.

Preoccupanti ipocrisie si aggirano in Sardegna ed Europa

di Franciscu‬ Sedda
La Spagna abolisce l’autogoverno catalano, commissaria un parlamento eletto e prova a prendere il controllo della TV pubblica e della polizia locale. Il tutto in nome della “legalità”. E da noi, per paura dell’indipendentismo sardo, certi “democratici” abboccano. E non contenti di favorire il ritorno dell’autoritarismo dicono pure che è tutto in difesa dell'”europeismo”. Peccato che mai l’idea d’Europa fosse caduta così in basso come ora. E tutto grazie a questi fini strateghi dell’ordine costituito

Un’Europa con più stati. Perché no?

Si riporta la versione integrale dell’intervento di Franciscu Sedda per il quotidiano Sardinia Post. Il dibattito nasce dalla circolazione di una mappa dell’Europa con nuovi stati premiata dal sito Reddit come “mappa del mese” e rilanciata dal sito Linkiesta.

Sui social ultimamente appaiono spesso di queste mappe in cui si vede un’Europa con più Stati di quelli attuali. Segno che il tema delle nuove indipendenze è popolare e fa discutere.
Quella rilanciata da Linkiesta mi pare particolarmente generosa oltre che confusionaria. Mischia nazioni storiche impegnate da lungo tempo nella costruzione di Stati indipendenti, regioni che usano retoriche “secessioniste” per pure questioni economiche, altri territori che nemmeno pongono il tema dell’indipendenza.

Verso una politica estera della Nazione sarda

di Franciscu Sedda
I grandi obbiettivi si raggiungono attraverso lunghe battaglie e accumulando molte vittorie. Nei giorni scorsi un evento ha segnato quella che per il Partito dei Sardi e per l’indipendentismo è una vittoria triplice su un campo fino a tre anni fa impensabile.

Le richieste avanzate da Sardegna, Corsica, Baleari sono state approvate da una risoluzione del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea che ne ha riconosciuto la legittimità. In particolar modo avanza l’idea che isole come le nostre abbiano diritto a regole diverse rispetto agli altri territori dell’UE in materia di spesa delle risorse e di deroga alle restrizioni relative agli “aiuti di Stato”… CONTINUA

Roberto Tramaloni rappresenta Cagliari alla manifestazione europeista

«L’Europa non cade dal cielo». Così diceva Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’Europa.
L’Unione politica dell’Europa è infatti nelle mani di ciascun cittadino europeo. Così come la costituzione della Repubblica di Sardegna è nelle mani di ciascun Sardo che vuole entrare come Stato negli Stati Uniti d’Europa con pari dignità rispetto agli altri popoli europei. Sventolano le bandiere di tante Nazioni: è bello vedere Scozzesi e Sardi in prima fila.
Roberto Tramaloni, Partito dei Sardi

L’intervento di Franciscu Sedda al VI Congresso FASI

Istimadas sorres, istimados fradis,sono molto emozionato e molto felice di portarvi questo saluto. Si tratta infatti di un saluto a nome del Partito dei Sardi – dunque un saluto a nome mio, in quanto Segretario Nazionale, ma anche a nome di Paolo Maninchedda, Presidente del Partito nonché Assessore ai Lavori Pubblici della Sardegna, dei nostri rappresentanti nel Parlamento Sardo, e con noi di tutte le attiviste e gli attivisti del Partito dei Sardi – ma è anche un saluto personale, da parte mia: un saluto da disterrau a disterraus.
A diciotto anni infatti sono partito per andare a studiare a Roma, lì ho fatto il dottorato

Cosa succederà ora nei Paesi Baschi?

di Franciscu Sedda
Segretario nazionale Partito dei Sardi

Cosa succederà ora nei Paesi Baschi? Secondo diversi osservatori, il Partito Nazionalista Basco potrebbe riproporre l’alleanza con il Partito Socialista Spagnolo. Sarebbe la via più comoda. Urkullu, il “lehandakari” in pectore, non lo esclude benché abbia dichiarato di voler aprire consultazioni a 360 gradi. Il suo proposito di lavorare per un “nuovo patto con lo Stato [spagnolo], fra eguali” che implichi “il riconoscimento della realtà nazionale basca” [un “nuevo pacto con el Estado, de igual a igual”, que suponga “el reconocimiento de la realidad nacional vasca”] dimostra come il PNV si mantenga in principio più vicino al confederalismo interno (una Spagna multinazionale) che all’indipendentismo (nonostante i militanti del PNV abbiano accolto Urkullu con grida di “independentzia”).

La sfida del Parlamento catalano

Il Parlamento catalano sfida la Spagna e riprova a vincere la battaglia per l’indipendenza da Madrid con l’approvazione di un documento che prevede l’emancipazione della Catalogna dalla Spagna entro il 2017.
Il documento approvato dalla camera prevede 11 punti, tra cui la convocazione di un’Assemblea costituente in grado di portare a termine il processo di un nuovo stato catalano e una serie di leggi per separarsi definitivamente dal Parlamento spagnolo.
L’opposizione socialista e i media spagnoli adesso parlano di “disobbedienza” e “sfida” alla Corte Costituzionale.