Elezionii

Un’altra Sardegna: vinciamo se siamo differenti

La vittoria dei Verdi in Assia dimostra che non è vero che alle elezioni vincono sempre i marchi politici alla moda.
La stessa cosa sta capitando a noi del Partito dei Sardi. Più manteniamo la nostra differenza, più cresciamo nei sondaggi. Più rimaniamo l’unica forza politica che realizza processi autenticamente democratici e trasparenti, più veniamo riconosciuti. Oggi questa differenza consiste anche nell’avere un programma di governo diverso, fondato sull’unità dei sardi e sulla loro capacità di assumersi nuove e più importanti responsabilità anziché affidarsi alla solita richiesta di grazia al governo italiano ‘amico’.

Lettera aperta ai progressisti, ai socialdemocratici, ai liberali, ai cattolico-liberali

di Franciscu Sedda

Caro Luciano,
Ho letto con interesse il tuo intervento in cui parli di “primarie del popolo sardo”. La cosa mi fa e ci fa, come Partito dei Sardi, ovviamente piacere. Così come ci fanno piacere le altre aperture che da più parti sono arrivate rispetto alla nostra proposta. Tuttavia, anche considerando gli altri temi del tuo intervento e del dibattito più generale, vorrei sollecitare te, la sinistra ma anche parte del mondo socialdemocratico, liberale e cattolico-liberale, a riflettere sull’eccezionalità dei tempi e sulle occasioni storiche che ci stanno davanti.

Il dialogo col PSd’Az, con un p.s. per i rinfaccisti impauriti

Oggi L’Unione dà conto di una posizione dialogante del segretario nazionale del PSd’Az Christian Solinas, rispetto alla proposta di primarie nazionali sarde.
Se è vero dialogo, noi come sempre ci siamo.
Se è una frase buttata lì per chiudere con il giornalista, o per prendere tempo, ovviamente non ci siamo.
Solinas parla di accordi programmatici.
Noi parliamo prima di tutto di un grande accordo nazionale, come ha ricordato anche recentemente Franciscu Sedda.

Good news: i 5 Stelle all’inseguimento del Partito dei Sardi!

Qualche giorno fa ho salutato positivamente l’ipotesi della trasformazione dell’attuale PD in un nuovo partito sardo, oggi mi trovo a constatare con positivo stupore che Mario Puddu, il coordinatore sardo dei 5 Stelle, ci legge, ci segue, ci cita, addirittura ci copia (qualcuno forse parlerebbe persino di plagio).
In un’intervista di queste ore Puddu riprende, voglio credere con serietà, la mia provocazione a trasformare il nome del movimento in “Cincu istellas” e parlando del programma elettorale per le prossime elezioni sarde dice che si basa sulla conquista del “potere per governarsi e collegarsi a tutte le comunità umane”, sul “rivendicare tutti i mezzi e i poteri che siano più utili e vicini al popolo di Sardegna” e che l’auspicio generale “è una comunità sarda sempre più sovrana”. In poche parole il programma dei 5 Stelle sulla via di divenire 5 Istellas si basa sul programma del Partito dei Sardi!

Ora più che mai: salviamo la Sardegna, costruiamo la Convergenza Nazionale

Ora più che mai serve un indipendentismo che parli il linguaggio chiaro, semplice, onesto dell’amore per la Sardegna, per la Nazione sarda e per la sua gente. Un amore fatto di impegno quotidiano, di proposte serie, di risultati conquistati con fatica attraverso l’azione di governo per la costruzione dello Stato sardo.
Un indipendentismo che non porta acqua al mulino della protesta né che fa da apri porta in Sardegna al nazionalismo italiano. E men che meno al razzismo, al fascismo, al qualunquismo.
Un indipendentismo che sia porto sicuro in mezzo al mare in tempesta che ci ha regalato questa tornata elettorale.

Resistenza civile elettorale

Mettiamo bene in fila i fatti.
Parlamentari nominati Il Parlamento italiano ha dichiarato solennemente di voler fare una legge contro i parlamentari nominati e non eletti, e poi ne ha varato una che di fatto ha lasciato le cose come erano.
Le cronache di questi giorni hanno rivelato a tutti che si tratta prevalentemente di nominati, cioè di persone non valutate per ciò che rappresentano ma per la forza interna nei reciproci schieramenti.
Il voto degli elettori non è previsto come un giudizio informato e ragionato con totale libertà di scelta. No. Non è un voto ma un plebiscito, cioè un voto di ratifica, a spettro limitato, di una decisione di parte che dice agli elettori: “Prendere o lasciare”.
La legge elettorale ha la stessa logica del gioco della torre. Non conta la qualità, ma la circostanza.
Tutto questo si chiama egemonia. …

Sardegna: morire sempre sulle frontiere sbagliate

So perfettamente, e lo insegno, da dove deriva l’errata vocazione di molti sardi a combattere sulle frontiere sbagliate.
È un costume mentale che gli storici chiamerebbero della lunga durata. È iniziato sotto i re di Spagna che, siccome non capivano la natura multietnica della Sardegna, scrivevano ai viceré che «la governación del Reyno de Cerdeña es muy diferente de las otras islas por ser poblada de diferentes naziones y lenguas». Non una nazione dunque, non un popolo, ma tante nazioni quanti erano e sono i luoghi di nascita. Così è nata la maledizione del localismo. Educati a fraintendere l’orizzonte poco più che domestico come orizzonte universale, inevitabilmente si cresce considerando il vicino sempre come avversario;

Moirano convocato. Tricolore manifesto: prostitute (rosso), razze (bianco), verde (vaccini)

Oggi l’onorevole Augusto Cherchi, uno dei pochi che non si inginocchia di fronte al Direttore generale dell’Ats né al Direttore generale dell’Assessorato alla sanità, chiederà il rispetto della legge che prevede che S.M. Moirano vada nel Parlamento sardo a riferire del suo operato e vada in Commissione sanità a giustificare l’organico programmato dell’Ats.
Poco o molto che sia, il Partito dei Sardi vuole tenere la luce accesa sulla sanità…

Per l’obiezione di coscienza natzionale

di Franciscu Sedda
La campagna elettorale italiana è appena iniziata e già si sente forte il desiderio che finisca. Personalismi narcisisti, tatticismi esasperati, sparate assurde, abolizione di tutto e del contrario di tutto, paura del confronto, demonizzazione dell’altro e del diverso: la bella e intramontabile campagna elettorale all’italiana.
Basterebbe questo per capire perché il Partito dei Sardi ha chiamato i sardi, i singoli e le forze politiche, ad un’obiezione di coscienza nazionale sarda. Perché non ha senso, in quanto sardi, votarsi al gioco al massacro dell’italianità.
E invece il rischio è che ancora una volta la campagna elettorale italiana in Sardegna si trasformi nella versione aggiornata e sofisticata della Prima Guerra Mondiale: «Sardi! Armatevi, partite (e morite) per salvare ‘la Patria’!».

Il Documento del Direttivo Nazionale del Partito dei Sardi

Il Direttivo Nazionale del Partito dei Sardi:
– ribadita la disponibilità del Partito dei Sardi al dialogo con tutte le forze politiche presenti in Sardegna, eccetto quelle che esprimono posizioni razziste o violente;
– censurata la natura antidemocratica della legge elettorale italiana che rende impossibile l’elezione per i partiti sardi che si presentassero da soli alle imminenti elezioni italiane nei collegi proporzionali;
– confermata la volontà di lavorare, anche nell’occasione delle elezioni italiane, per ricomporre le fratture che tengono disunito il popolo sardo (rendendolo meno forte davanti allo Stato italiano) ed evitare che se ne generino di nuove proprio durante e per la competizione elettorale;
– ribadita l’esigenza di difendere e valorizzare l’esperienza di un indipendentismo di governo capace di dare risposte concrete alla attese di serenità, prosperità e libertà dei sardi, in modo da educare alla responsabilità, rafforzare la fiducia nelle proprie capacità e combattere la pedagogia della ‘paura del futuro’ che porta alla consegna di sé a chi si ritiene più forte e più capace;
– desideroso, come sancito dal Congresso Nazionale, di aprire orizzonti di “convergenza nazionale” fra i sardi per le prossime elezioni sarde, costruendo un percorso graduale e legale di aumento delle libertà, dei poteri, dei diritti e della ricchezza della Sardegna e dei Sardi, sottoscrivibile da forze sia indipendentiste, che autonomiste, democratiche e liberali;

Dove vota chi ha una coscienza?

Diceva il dottor Schweitzer che la coscienza tranquilla è un’invenzione del diavolo.
Noi non abbiamo la coscienza tranquilla in vista delle prossime elezioni politiche italiane.
Ci pare che la Sardegna, i suoi diritti, i suoi bisogni e le sue attese siano assolutamente messi in un angolo.
Ci sembra che ci competa il dovere di offrire un luogo dove votare a chi non si rassegna ad essere obbligato a votare per confermare uno stato delle cose già definito, e cioè una sorta di triumvirato tripartitico che dirà che cosa vuole fare solo dopo le elezioni, non prima come vorrebbero al elgge e la ragione.
Noi vorremmo che le elezioni fossero il luogo dell’inatteso

Cosa conferma la Corsica?

Poche parole per una conferma: vince chi dialoga e unisce. Simeoni e Talamoni hanno unito diverse anime, indipendentiste e autonomiste, su un programma a base autonomista che non nega la prospettiva indipendentista, ma non l’ha posta alla base dell’accordo elettorale.…

Il Partito dei Sardi su doppia preferenza ed emendamento non condiviso

Dopo aver difeso il testo sulla doppia preferenza di genere predisposto in Commissione, frutto di un ragionamento ponderato, il Partito dei Sardi, attraverso il Capogruppo Gianfranco Congiu e il Consigliere Piermario Manca, si pronuncia sull’emendamento all’articolo 1, che di fatto ha stravolto gli accordi:
«Diffidiamo delle alchimie e dei bizantinismi, soprattutto quando

L’indipendenza e il calderone: rimarcare i nostri valori contro il tentativo di confondere le idee

di Enrico Cocco
Con la conclusione del primo turno delle elezioni francesi, tra sospiri di sollievo e moniti di varia natura e preoccupazione, è necessario fare il punto sul linguaggio utilizzato dai mezzi di comunicazione rispetto alla lettura dei fatti e dei movimenti politici che da Brexit, presidenziali USA e recenti consultazioni d’oltralpe hanno caratterizzato il dibattito pubblico.
Sintetizzando tra l’ampio spettro di letture possibili, sulla carta stampata ed in televisione l’analisi più ricorrente vedeva grosso modo due fette politiche ed elettorali combattersi rispetto a un tema principale: gli uni si richiamavano a un processo già in atto, giocoforza da registrare, ovvero quello di una maggiore integrazione sovranazionale (pensiamo all’Unione Europea o ai trattati di libero scambio come il TTIP); gli altri invece puntavano ad una rinnovata forza dell’autorità statale, volta ad interrompere i supposti incontrollabili flussi internazionali di capitali ed esseri umani.

Assemblea degli iscritti del Partito dei Sardi di Cagliari

Ieri, lunedì 13 marzo, in una sala gremita, si è tenuta l’assemblea degli iscritti del Partito dei Sardi di Cagliari.
All’ordine del giorno le iniziative assunte e da assumere nel Consiglio comunale all’interno della maggioranza di centro-sinistra.
Dopo una breve introduzione del Segretario politico Roberto Tramaloni, sono stati dibattuti alcuni dei temi e delle iniziative da portare avanti perché Cagliari possa diventare una reale Capitale della Sardegna: la viabilità, le opere pubbliche, la sanità, l’edilizia, la formazione scolastica, l’università.

Il Partito dei Sardi ha eletto il suo consigliere per l’Area Metropolitana di Cagliari

di Franciscu Sedda

Il Partito dei Sardi ha eletto il suo consigliere per l’Area Metropolitana di Cagliari e contribuito alla vittoria della lista della colazione di centrosinistra e indipendentista. A Paolo Schirru, consigliere comunale di Selargius, vanno i nostri più grandi complimenti e l’augurio di un proficuo lavoro per il bene dei cittadini della più grande area metropolitana della nostra Nazione. Un ringraziamento va anche all’intero Partito sul territorio, in primo luogo ai nostri consiglieri e alle nostre consigliere comunali, che con spirito di squadra hanno contribuito a questo risultato né facile né scontato. Nel consiglio metropolitano ristretto a 14 consiglieri il Partito dei Sardi c’è e c’è con le sue forze.

Fra i sardi, con i sardi, per i sardi. Cresciamo nel Parlamento sardo, crescono le sfide per la Sardegna

Da ieri il Partito dei Sardi ha un gruppo tutto suo all’interno del Parlamento sardo. Si tratta di un passaggio importante che aumenta la nostra libertà d’azione e con essa le responsabilità che ne conseguono.

Siamo pronti a farcene carico. Perché abbiamo preparato questo momento attraverso un lungo lavoro che oggi ci vede più forti nei numeri ma ancor prima in esperienza e capacità d’intervento. Sono dunque certo che Augusto Cherchi, Gianfranco Congiu, Roberto Desini, Pier Mario Manca sapranno rappresentare al meglio le istanze del Partito dei Sardi e della Nazione sarda. A loro va il nostro augurio di buon lavoro – e a Gianfranco Congiu, nuovo capogruppo, un ulteriore augurio per l’importante responsabilità – consapevoli che saremo più forti se ci sosterremo l’uno con l’altro, dentro e fuori il Parlamento sardo.

Cosa succederà ora nei Paesi Baschi?

di Franciscu Sedda
Segretario nazionale Partito dei Sardi

Cosa succederà ora nei Paesi Baschi? Secondo diversi osservatori, il Partito Nazionalista Basco potrebbe riproporre l’alleanza con il Partito Socialista Spagnolo. Sarebbe la via più comoda. Urkullu, il “lehandakari” in pectore, non lo esclude benché abbia dichiarato di voler aprire consultazioni a 360 gradi. Il suo proposito di lavorare per un “nuovo patto con lo Stato [spagnolo], fra eguali” che implichi “il riconoscimento della realtà nazionale basca” [un “nuevo pacto con el Estado, de igual a igual”, que suponga “el reconocimiento de la realidad nacional vasca”] dimostra come il PNV si mantenga in principio più vicino al confederalismo interno (una Spagna multinazionale) che all’indipendentismo (nonostante i militanti del PNV abbiano accolto Urkullu con grida di “independentzia”).

Partito dei Sardi, Partito Natzionale

di Franciscu Sedda
La tornata elettorale si è conclusa. A Cagliari, Olbia, Carbonia alle scorse amministrative non c’eravamo perché il Partito dei Sardi nemmeno era stato fondato. Nelle elezioni sarde del 2014 la nostra media nelle tre città era dello 0,96%: oggi è del 3,11%.
Il dato è significativo perché si inquadra in una crescita generale del Partito, frutto di un lavoro fatto in tutta la Sardegna.
Il Partito dei Sardi, a differenza di quanto fatto da molti partiti italiani o sardi, non ha giocato su un solo tavolo, magari sul più grosso e dunque il più visibile. Il Partito dei Sardi, nonostante i suoi pochi anni di vita, le sue poche risorse economiche, il suo messaggio complesso mai o mal metabolizzato dai media nostrani, è riuscito ad essere presente in modo più o meno evidente in tutte le maggiori comunità al voto – Cagliari, Olbia, Carbonia, Sinnai, Sarroch, Sennori, Villacidro, Siniscola, Monserrato, Baunei, Silanus, Borore, Dorgali… – e anche in quelle più piccole in cui la competizione assume sempre più una dimensione civica.