Elezioni

Il primo referendum sulla Nazione sarda

A dicembre sarà possibile votare on line per dire se riteniamo che la Sardegna sia o non sia una Nazione.
L’Italia non può fermare questo referendum promosso dal Partito dei Sardi ma voluto da tutti, ma è chiaro che se esiste anche la Nazione sarda, non esiste solo la nazione italiana come vuole, dogmaticamente, la Costituzione italiana.
Questo referendum sarà per la Sardegna ciò che la marcia del sale è stata per l’India. Alla fine gli inglesi se ne andarono.
Il referendum sulla Nazione sarda è rivoluzionario e noi lo sappiamo e lo vogliamo.
Potranno votare tutti, compresi i sedicenni.

I nostri giovani, la nostra rivoluzione

I popoli crescono attraverso l’impegno e la partecipazione. Le nazioni si fanno attraverso pacifiche e innovative forme di mobilitazione.
Per questo abbiamo dato vita alle Primarias, le primarie nazionali sarde. Non solo perché le riteniamo lo strumento indispensabile per scegliere una guida, definire un progetto collettivo, vincere le prossime elezioni sarde. Ma ancor prima perché vogliamo dare alla nostra gente la possibilità di decidere del suo futuro.

Primarias: sulla Nazione voteranno i sedicenni

Nelle prossime Primarias – Primarie Nazionali della Sardegna del 16 dicembre ci saranno due schede. I media sardi non hanno raccontato con chiarezza che una riguarderà il candidato alla presidenza, ma l’altra sarà un voto storico sulla percezione che i sardi hanno di sé stessi. Come dice Franciscu Sedda: «Secondo noi la coscienza di essere Nazione, di essere una collettività portatrice di diritti e interessi singolari, non sacrificabili o subordinabili ad altro, che vanno difesi e affermati davanti allo Stato italiano e all’Europa, è il passo avanti collettivo che ci deve unire (…)».

Votiamo tutti. Cabadderis contra barones

La Sardegna sarà, con le Primarias – Primarie Nazionali Sarde, l’unico territorio della Repubblica italiana dove per la prima volta si sperimenterà un voto on line aperto a tutti. Non un voto riservato agli iscritti di questo o quel partito, ma a tutti. Sappiamo bene che questo espone al rischio del voto di persone ostili al progetto che vogliano intossicarne il risultato, ma è anche vero che se qualcuno sollecita altri a partecipare, poi è un po’ difficile richiamarlo per dare il voto elettorale per una coalizione o un candidato diverso da ciò che è uscito dalle primarie. Il voto strettamente controllato è della malavita, non delle relazioni politiche. Le Primarias così organizzate fanno paura…

Vademecum sulle Primarie nazionali della Sardegna – La Sardegna decide

Mettiamoci e mettiamo tutto in discussione.
La riunione di Abbasanta e quella successiva di Bauladu ha avviato il processo delle Primarias – Primarie Nazionali della Sardegna.
Questi grandi eventi di partecipazione o sono profondamente democratici o non sono.
Il Comitato, dopo Bauladu, ha predisposto i documenti preparatori.
Adesso inizia per dieci giorni il débat public su questi testi. Nessuno lo ha mai fatto.

Un popolo diviso o una nazione unita? Qui sta la scelta che fa la differenza

Caro Luciano,
se popolo e nazione fossero termini intercambiabili allora perché non usare nazione invece che popolo? Se fosse così indifferente sarebbe anche facile. Se non è facile è perché fa differenza. E se fa differenza vuol dire che la scelta è decisiva. È quella che merita di essere compiuta. Soprattutto per chi facendo politica vuole trasformare le cose, le vuole vedere differenti, migliori. Per la sua gente, per la sua terra, per il pianeta.

La verità è che, come tu stesso dici, “nazione” implica un di più di coscienza e secondo noi questo “di più” è esattamente la rivoluzione, il cambio di mentalità e d’azione, che ci serve perché offre ai sardi un motivo per risvegliarsi, alzarsi in piedi, impegnarsi, unirsi, cambiare il loro destino, scrivere una nuova storia.

Primarie nazionali, Telecom e Qatar

Entro questa settimana, gli amministratori presenti ad Abbasanta costituiranno il comitato dei garanti delle primarie. Chi volesse candidarsi, ovviamente non ne farà parte. Occorre fissare la data della presentazione delle candidature e le regole del voto. Sarebbe bello fare anche le primarie per le candidature a consigliere regionale, ma non so se sia possibile realizzarlo tecnicamente. Una volta lo facemmo a Macomer ed ebbe un grande risultato. Occorre anche dare tempo a chi non capisce che tempo non ce n’è più. Insomma, bisogna mettere in moto quel sentimento nazionale che è spirato a Abbasanta, partire e avere un ritmo tale da consentire partecipazione in itinere.
Ciò che fa discutere di più è proprio il carattere nazionale delle primarie proposte…

#Primariesarde

Oggi L’Unione fa tutto giusto, e la ringrazio per avermi intervistato, ma sbaglia l’occhiello.
Noi non possiamo unire il centrosinistra e gli indipendentisti.
Siamo umili e sappiamo che per i miracoli non abbiamo ancora studiato a sufficienza.
Noi vogliamo unire i sardi in un’esperienza nazionale. Certo che a noi farebbe molto piacere che alla primarie di fine novembre si candidassero Massimo Zedda o Silvio Lai o Gianfranco Ganau o Renato Soru, insieme a Pier Franco Devias, Gavino Sale, Paolo Mureddu o Anthony Muroni.
Sarebbe bellissimo e molto utile.
Ma ci farebbe piacere che si potesse candidare anche…

Tutti in movimento, dopo di noi

È bastato ribadire la nostra linea congressuale che il mondo politico è entrato in agitazione.
Lo ripetiamo: noi siamo per costruire una vasta coalizione fondata e orientata sugli interessi nazionali dei sardi.
Capiamo che sia difficile capirci perché si è abituati a schierarsi sui confini del dibattito politico italiano, ma noi non rinunciamo a tentare di offrire ai sardi un luogo più avanzato di quelli cui si è stati abituati.
Abbiamo detto più volte che non ci interessano i porti da cui si parte: ci interessa una rotta interamente calibrata sui temi di più libertà, più poteri, più diritti e più ricchezza per la Sardegna.
Noi siamo oltre gli arroccamenti e gli isolamenti, i veti incrociati e tutte le pratiche che impediscono ai sardi di riconoscersi vicendevolmente e di unirsi.
Questa posizione ha aperto un dibattito prima stagnante e ne siamo soddisfatti.

Per capire le elezioni

Se volete capire qualcosa da soli, senza la verbosità inconcludente dei giornalisti italiani, delle elezioni politiche italiane, dovete andare in questo sito. Si clicca sull’immagine della Sardegna e poi si va sulle schermate dedicate a Camera e Senato, selezionando le finestre in basso a sinistra.
Non c’è molto da capire, è tutto chiaro.
Un sardo su tre non è andato a votare. L’affluenza sarda è la quartultima d’Italia.
La Sardegna è scomparsa dalla campagna elettorale.
Nessun problema sardo è iscritto nel programma di alcuna coalizione.

La Rai dei comizietti e l’ignoranza diffusa. La legge elettorale truffa

Come fa informazione in campagna elettorale la televisione di Stato?
Rinunciando all’informazione.
Vedere un telegiornale in questi giorni è disarmante per una persona normalmente attenta e civile.
Si è costretti a sentire i comizietti preconfezionati. I giornalisti fanno una piccola introduzione inutile poi cedono il microfono a un rappresentante di partito, il quale ha studiato una dichiarazione da trenta secondi netti, buttata a memoria e recitata di fronte ai microfoni televisivi.
Tutto qui.
Questa è l’informazione dello Stato italiano.

Il filo rosso che lega i pastori che non vogliono votare e chi si vuole candidare

Sto preparando un’inchiesta sui mancati pagamenti in agricoltura e più in generale sui flussi di denaro verso i nostri imprenditori agricoli, ma oggi voglio evidenziare ciò che lega la protesta civile dei pastori intenzionati a non votare e la protesta di chi ingiustamente non è stato candidato.
Ciò che lega questi due atteggiamenti è non tanto la delusione, ma ciò che la genera: l’accettazione quotidiana di un potere esterno alla Sardegna per poi ribellarsi delusi alle decisioni e agli effetti delle decisioni di quel potere.
Noi del Partito dei Sardi abbiamo spesso polemizzato con le organizzazioni sindacali degli agricoltori e dei pastori sardi, proprio perché costantemente le organizzazioni

Francesco, impedisci lo schifo o finiamola qui

Gli organi di stampa danno notizia dell’annuncio da parte dell’imperatore sanitario Moirano dell’imminente assunzione nella ATS sarda di circa 2000 persone.
Cito testualmente dalle agenzie di stampa: «Questo sara’ l’anno delle stabilizzazioni in sanità, delle assunzioni e della rimozione totale del blocco del turn over. (…) Dopo un anno di duro lavoro possiamo dire che l’Ats non è piu’ la semplice somma delle 8 precedenti Asl», ha aggiunto il direttore generale Fulvio Moirano, «bensì un’azienda unica che proprio in questi giorni ha deliberato la nuova dotazione organica fatta da circa 16mila dipendenti: quasi duemila in più degli attuali dipendenti a tempo indeterminato. Ciò vuol dire che nel corso del 2018 centinaia di precari potranno essere stabilizzati e tanti giovani medici, infermieri, professionisti sanitari e tecnici potranno essere assunti in pianta stabile (complessivamente tra le 600 e le 800 unità)».
Mi rivolgo al Presidente della Giunta.
Non ti sfugge sicuramente il sapore rancido…

Attendiamo carte

Sia detto senza offesa per nessuno, ma oggi dalla lettura dei giornali si capisce per chi tifano i giornalisti ma non si capisce praticamente nulla di ciò che è realmente accaduto ieri nella riunione della Direzione del Pd.
Noi del Partito dei Sardi, che non abbiamo posto diktat a nessuno e non intendiamo né porne né riceverne, abbiamo varato un documento dopo ripetuti contatti voluti dai vertici del Pd. Poiché il momento è di quelli che segnano la storia, chiediamo cortesemente che ci si risponda con un altro scritto, sia che si tratti di un documento che di una mail riassuntiva della posizione condivisa dall’organo del Pd. Nei momenti delicati occorre non fraintendersi e io stesso non posso ripresentarmi al Direttivo Nazionale senza una notifica scritta ed ufficiale della posizione del Pd.

Nessun colloquio con Fassino

Leggo sul giornale di un imminente colloquio tra me e Fassino. Non ne ho alcun sentore.
Parlo spesso con Giuseppe Luigi Cucca, segretario del Pd della Sardegna, perché siamo amici e perché abbiamo la testa sul collo. Ma di Fassino ho squilli di tromba da almeno un mese ma niente di concreto all’orizzonte.
Tuttavia non vorrei che si diffondesse un’immagine sbagliata della nostra posizione politica: il Partito dei Sardi non sta aspettando nessuno. La legge elettorale non è stata fatta per garantire un governo, è stata fatta per garantire la rappresentanza ad alcuni e negarla ad altri. È una legge all’italiana: quando non si può vincere, si trucca la partita. Tra le vittime designate vi è la Nazione Sarda, impossibilitata a rappresentare unitariamente e complessivamente i suoi interessi legittimi.
Noi, per reagire a questo stato di cose, abbiamo proposto una Convergenza nazionale dei sardi sui propri interessi…

Il Partito dei Sardi cresce ancora

di Franciscu Sedda
A Oristano e Selargius le liste con il nostro simbolo, a scrutinio non ancora concluso, si attestano al 6%.

Coloro che amano criticarci seduti dietro un pc, incapaci di metter su liste e farsi carico della fatica della democrazia, ossessionati dalla presenza sulla scena del Partito dei Sardi, diranno che dovevamo prendere di più. Li ringraziamo, perché così dicendo confermano che l’unica questione che è rimasta sul tavolo non è “Il Partito dei Sardi cresce oppure no?” ma “quanto cresce il Partito dei Sardi?”. Che è come dire, estendo il ragionamento sul medio periodo: “Quanto tempo ci vorrà perché il Partito dei Sardi divenga il primo partito in Sardegna?”.

Del resto il valore della nostra crescita si misura ancor più che sulle percentuali sulle qualità che queste percentuali esprimono nel contesto politico sardo:

Il documento del Partito dei Sardi per il Presidente Pigliaru

Mosso dalla volontà di confermare l’impegno assunto con il mandato elettorale, di contribuire al rilancio dell’esperienza di governo e ancor più di dare risposte ai bisogni e alle aspettative dei sardi, il Partito dei Sardi chiede al Presidente – e con lui alla Giunta e alla coalizione – di assumere un atteggiamento competitivo nei confronti del governo e dello Stato italiano.
Crediamo infatti che la difesa degli interessi economici della Sardegna e l’affermazione dei nostri diritti collettivi democraticamente espressi sia al di sopra di tutto e vada testimoniata con gesti visibili e concreti.
Per questo proponiamo al Presidente quattro azioni da portare avanti nell’immediato: