«Catalogna, il grande esempio»

art-unioneda L’Unione Sarda 11 novembre 2014
PLEBISCITO PER L’INDIPENDENZA, ESULTA LA DELEGAZIONE SARDA

L’80,7 per cento ha detto sì all’indipendenza della Catalogna. Davanti ai seggi si sono presentati, organizzati in file perfette, oltre due milioni di votanti su 4,5 milioni di aventi diritto. Poco importa che il referendum sia stato bollato come illegale dal governo centrale di Madrid, e incostituzionale dall’Alta Corte spagnola. Il valore simbolico è innegabile, tanto che il presidente della Regione catalana, Artur Mas, ha parlato di «un successo completo, con la Catalogna che ha dimostrato di sapersi governare da sola, uscendo rafforzata come Stato». Per tutti gli osservatori internazionali presenti, sardi compresi, «è stata una grande lezione di democrazia».
«È il prodotto di un lavoro collettivo che dura da anni – ha commentato il leader del Partito dei Sardi, Franciscu Sedda – è stato esaltante osservare un popolo che esercita con i fatti il diritto di esprimersi». Da qui la prima lezione per l’indipendentismo sardo, a futura memoria: «Dobbiamo essere capaci di ribadire il principio, e di metterlo in pratica senza lasciarlo a livello teorico». Motivo per cui, «come Partito dei sardi, abbiamo portato l’indipendentismo al governo della Sardegna». Lezioni a parte, «ora proporremo la costituzione di un’Assemblea sarda per il diritto a decidere, sul modello dell’Assemblea nazionale Catalana, un tavolo al quale tutti, indipendentisti e non, saranno invitati a partecipare. E magari, tra un anno, anche in Sardegna sarà pensabile proporre un referendum consultivo per l’indipendenza».
Per Paolo Zedda dei Rossomori «attraverso la consulta catalana e il referendum scozzese si sta affermando un nuovo progetto di Europa, fatto di nazioni che si riuniscono intorno a valori culturali, storici e linguistici. Un’idea di comunità in cui le differenze sono un valore da coltivare e non un difetto da correggere ed in cui le volontà si affermano attraverso processi democratici e non violenti. A questa nuova Europa anche noi sardi desideriamo appartenere affermando, come i catalani e gli scozzesi, il diritto di decidere del nostro destino».
Alle consultazioni era presente anche Gavino Sale (Irs) che ha auspicato una maturazione della sinistra sarda, sull’esempio di quella catalana: «La sinistra sarda deve guardare con attenzione e non snobbare quanto succede in Catalogna. La nostra sinistra, a differenza di quella catalana, risente della forte influenza renziana. Vedi lo Sblocca Italia, un decreto che non agevola certo la Sardegna, ma che il Pd sardo e la Giunta non hanno la forza di contrastare».
Critiche poi per l’atteggiamento «insopportabile del governo centrale madrileno che ha minacciato l’invio di carri armati in caso di referendum, seppur consultivo». Su questo aspetto si sono concentrati i segretari delle associazioni Sardigna Libera e Sardegna Sostenibile e Sovrana, Claudia Zuncheddu e Pierluigi Marotto : «Il referendum consultivo sull’indipendenza della Catalogna dallo Stato spagnolo ha visto dire prevalere il sì con una percentuale dell’81 per cento».
Tuttavia «l’arroganza dello Stato spagnolo con i suoi recenti pronunciamenti contrari ha fatto sì che questo referendum popolare avesse solamente un carattere consultivo, impedendo che la volontà dei catalani si concretizzasse giuridicamente». Il cammino di autodeterminazione e di indipendenza «non solo della nazione catalana, ma anche di tutte le nazioni senza Stato in Europa, di cui la Sardegna ne è un esempio storico, etnico e culturale, non può essere fermato né da leggi liberticide, né dai ricatti e dagli interessi dei potentati economici che come in Scozia hanno influenzato le libere scelte dei cittadini». Infine: «Nessuno può arrestare i processi della storia e il volere dei popoli . È imbarazzante il silenzio programmato delle istituzioni europee che in teoria dovrebbero tutelare il diritto di ogni popolo nel perseguire il proprio cammino democratico di autodeterminazione e di indipendenza, come previsto dal diritto internazionale. L’Europa, che in teoria dovrebbe garantire libertà e uguali diritti per tutti i popoli e le nazioni senza Stato di fatto garantisce soltanto i privilegi dei potentati finanziari internazionali e il volere degli stati nazionali».
Roberto Murgia

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