Avanti sulla strada della sovranità fiscale

Ieri il Governo sardlogo-bigo ha dato il via libera al procedimento per l’attivazione delle zone franche con natura doganale in diverse aree della Sardegna. Si tratta, come riporta la nota sul sito istituzionale, «di una delibera quadro, che offre gli strumenti per il coordinamento complessivo delle zone franche doganali, considerate come strumento di politica economica» e ha per obbiettivo quello di contribuire a «superare la crisi economica rafforzando le condizioni per agevolare lo sviluppo, potenziare le imprese che già operano in Sardegna e attirare nuovi investimenti».
I punti di merito sono evidenti.
Il primo è che si sfrutta una possibilità contenuta nello Statuto e poi ribadita in un decreto del 1998 di cui tutti si sono riempiti la bocca ma nessuno aveva mai avuto la capacità o la forza di attuare.
Il secondo punto di merito, che mi preme particolarmente, è che il nostro Governo inquadra esplicitamente il provvedimento dentro un ragionamento più generale di esercizio del nostro potere fiscale, come lo avevo definito qualche giorno fa. Un potere che non può che ripartire da quanto contenuto nel nuovo articolo 10 dello Statuto. Dice infatti la nota istituzionale che «la Giunta è impegnata nell’esame e nello studio di tutti gli strumenti di rilievo fiscale, anche quelli non aventi carattere doganale, per la verifica della loro effettiva realizzabilità e per la ricerca della configurabilità giuridica più idonea ad innescare un processo di sviluppo nell’Isola».
Insomma, il percorso per l’esercizio immediato della nostra sovranità fiscale è appena iniziato.
Infine, terzo e consequenziale punto, l’insieme dei primi due punti delinea, volente o nolente una visione della Sardegna-Stato come noi la immaginiamo. Perché noi abbiamo in mente una Sardegna che esercita il suo potere fiscale generale e poi riserva ad alcuni luoghi, alcune zone, alcuni settori delle franchigie temporanee che consentono di colmare disuguaglianze o valorizzare potenzialità.
Infine due dati strettamente politici.
Il primo è che questo provvedimento sulla zona franca atteso da decenni lo ha fatto la Giunta Pigliaru, lo ha fatto il Presidente Pigliaru e l’Assessore Paci. Con buona pace di chi ragiona per schemi preconcetti e anche davanti agli atti concreti finge di non vedere la sostanza delle cose. Tempo che un po’ di valutazione senza preconcetti torni ad abitare nel dibattito pubblico sardo e abbiamo fatto anche l’Agenzia Sarda delle entrate e molto altro.
Il secondo è che il nostro Governo l’ha fatto per convinzione e al seguito di un incontro promosso dal Partito dei Sardi con quella parte del Movimento Zona Franca guidata da Modesto Fenu (a cui va un grande complimento personale per il risultato per cui si è battuto da tempo) con cui stiamo lavorando insieme per dar corpo ad una grande forza nazionale dei sardi. Ancora una volta l’unità fra indipendentisti e il dialogo franco, costruttivo, sul merito con il nostro Governo paga.
Se qualcuno in Sardegna ha voglia di investire su chi fa sa a quale indirizzo suonare.
Magari con un po’ più di forza arriviamo ancor più velocemente a dar corpo alla sovranità fiscale della Sardegna e a vedere un’intera classe dirigente agire da Stato.
A innantis!
Franciscu Sedda
Segretario Nazionale del Partito dei Sardi

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