Attenzione alla mistificazione. Indipendenza e insularità sono cose serie

Non bastava l’idea sbandierata ai quattro venti che con il riconoscimento dell’insularità nella Costituzione italica i sardi stessero finalmente reclamando e affermando la propria italianità (con tanto di rimbrotto agli indipendentisti, poco allettati dall’idea di vivere nei “Caraibi d’Italia”, da parte di Beppe Severgnini). Non bastava. Ora, mentre scorrono immagini di tricolori in tripudio – ovviamente mescolati ai quattro mori, che vanno bene per tutte le stagioni – sento dire al telegiornale che l’iniziativa è il preludio all'”indipendenza economica” della Sardegna.
Attenzione! Attenzione! Attenzione! C’è gran puzza di mistificazione!
Non c’è peggior attacco all’indipendentismo di chi usa la parola “indipendenza” per farne l’esca per una più profonda integrazione dei sardi in Italia. È capitato tante volte, soprattutto quando l’indipendentismo stava riprendendo consenso e considerazione. Usare a sproposito la parola “indipendenza” per buttarla in confusione.
Dunque, occhi aperti e lavoriamo a parlare e chiarire le idee ai sardi che in buona fede hanno seguito l’iniziativa referendaria. L’indipendenza economica non si ottiene divenendo più italiani e non può avvenire sotto il controllo di un altro Stato, perché come diceva il saggio “non c’è prosperità senza libertà”. L’indipendenza economica e l’indipendenza politica della Sardegna dall’Italia vanno a braccetto.
Il riconoscimento dell’insularità, poi, è quello che abbiamo portato avanti a livello europeo e statale insieme alla Corsica e alle Baleari. Perché la condizione d’insularità dei sardi non ha bisogno di esser riconosciuta nella Costituzione italica (posto che a qualcuno in Italia interessi veramente portare avanti il complicatissimo iter di riforma per darci il contentino dell’insularità nella costituzione italica). In realtà basta che il governo italico di turno, smettendo con le sue slealtà, notifichi e quantifichi la condizione e i costi dell’insularità sarda all’Unione Europea. E il gioco è fatto.
Ricordiamolo a tutti. Difendiamo la ricerca di soluzioni reali per i sardi. E il senso della (parola) indipendenza. La parola più preziosa che abbiamo.


Franciscu Sedda
Presidente Nazionale Partito dei Sardi

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