ASE: dal nulla al tutto in quattro mosse

flyer-newRaffaele Paci lo dice a parole sue ma lo dice*. E solo chi non vuole intendere può far peggio di un sordo. Le sue parole dunque vanno ben lette e comprese.
E non mi riferisco al fatto che Paci abbia collegato esplicitamente l’approvazione dell’ASE a “gli interessi del popolo sardo” da difendere e affermare. Cosa importantissima, anche perché Paci è il Vicepresidente della RAS e dunque della Sardegna. No, non mi riferisco a questo perché già m’immagino che chi prima chiedeva più enfasi patriottica a questo Governo oggi invece certamente lo tacerebbe di retorica. Mi riferisco dunque a ciò che Paci dice in merito all’operatività dell’ASE. All’operatività che si collega all’approvazione dell’Agenzia Sarda delle Entrate.

1. La prima cosa che Paci dice è che l’ASE riscuoterà le tasse di competenza sarda (che valgono circa 5 mln di euro). Questo è quello che già faceva l’ARASE, istituita da Soru e poi chiusa da Cappellacci. In realtà già qui, già a livello di pure tasse locali, l’ASE farà di più ma per ora non addentriamoci ulteriormente nella materia.

2. Paci dice che la seconda cosa che l’ASE immediatamente farà sarà controllare costantemente il flusso di tributi derivati (Irap e addizionale Irpef) e compartecipati (dalle Accise in giù). Insomma, l’ASE farà il controllore dei flussi marcando stretto lo Stato. Non è cosa da nulla visto che chi conosce un po’ di storia della Vertenza Entrate (anche in versione Bignami) sa quanti umilianti viaggi della speranza, quante inutili manifestazioni e rimostranze, quante interrogazioni frustrate, i governi, il consiglio e i parlamentari sardi abbiano dovuto fare per sapere dallo Stato quanti soldi di volta in volta ci spettavano. E a tutt’oggi ancora ci scontriamo, con lo Stato e fra sardi, su queste cifre. Dunque l’immediato controllo dei conti è un atto sacrosanto e necessario, che prima non si era mai fatto e che finalmente si farà. Certo, se le cose si fermassero qui saremmo un passo avanti rispetto al passato ma indietro rispetto a quello che volevamo. Ma non si fermano qui.

3. Il Vicepresidente della RAS dice infatti che l’obbiettivo a breve termine, primavera 2017 (cioè fra 6 mesi, giusto il tempo di attivare l’ASE e fargli sgranchire le gambe!) è quello del riversamento diretto (riversamento diretto!) nelle nostre casse di tutti i tributi compartecipati (Iva, Irpef, Accise, Ires, condoni, proventi sui giochi, tasse automobilistiche). Cioè, i soldi dei sardi, i soldi che fanno andare avanti la Sardegna, non andranno più in Italia ma direttamente nella casse della Sardegna, nelle casse dell’ASE. Cioè, ripetiamolo, in un’istante – visti i tempi medi per fare qualunque cosa in Italia e in Sardegna – passiamo dal NULLA ATTUALE ad avere I NOSTRI SOLDI NELLE NOSTRE MANI. Se stiamo facendo la storia o meno lo lasciamo dire agli storici dell’anno 3000. Intanto manteniamo gli impegni e dopo settant’anni tiriamo via la nostra faccia dalla portata degli schiaffi dello Stato italiano. Ribaltare il meccanismo, sottrarci all’umiliazione dei soldi che vanno via e che non tornano, prendere il coltello dalla parte del manico: questo dovevamo fare e questo stiamo facendo. Ma non finisce qui.

4. Senza troppo tergiversare, infatti, Paci dice che una volta fatto questo “La strada è segnata e si tratta di continuare a percorrerla”. Segnata per cosa? E percorrerla fino a dove? Sentite un po’: “vogliamo andare avanti per acquisire il diritto anche all’accertamento e alla riscossione, competenze che sono dello Stato ma che vogliamo portare in capo alla Regione”. Insomma, vogliamo trasferire tutte le funzioni dello Stato italiano alla Sardegna. Questo è un pio auspicio di Paci? O puro desiderio mio, che lo voglio leggere a tutti i costi nella parole del Vicepresidente? No, è legge. Lo dice l’articolo 3 della legge ASE che grosso modo recita così: “La Sardegna, anche per mezzo di ASE, mette in campo tutte le azioni necessarie per affermare la piena titolarità sull’accertamento e la riscossione dei tributi devoluti e compartecipati generati in Sardegna, anche attraverso il trasferimento delle funzioni oggi in capo alle Agenzie dello Stato (italiano)”.
A casa mia – e non lo dico certo a Paci ma a chi dice di auspicare una Sardegna che si autodetermina ma evidentemente non ha ancora chiaro come la cosa si fa concretamente – questo significa costruire il proprio Stato. Perché l’indipendenza in forma democratica e non violenta si fa acquisendo pezzo dopo pezzo tutte le responsabilità e tutti i poteri che prima ti erano sottratti. Negoziando? Certo, e come volete che si faccia? Con i fucili? Si fa negoziando, con chiarezza di obbiettivi, con il supporto di una legge fatta e democraticamente ratificata dal Parlamento sardo, avendo quella forza che ti dà la maturazione di una coscienza nazionale sarda, cioè dei tuoi interessi imprescindibili ed esclusivi come popolo. Lo si fa negoziando finché non sei costretto all’unilateralità. Ma se lo puoi fare negoziando tanto meglio. Del resto lo abbiamo sempre detto: noi non siamo contro qualcuno ma per qualcosa. Noi non siamo contro l’Italia ma per la Repubblica di Sardegna. Noi non godiamo dal bisticciare con l’Italia, noi godiamo a fare cose belle e buone per la Sardegna.
Quanto ci vorrà a trasferire i restanti compiti tributari dell’Italia alla Sardegna? Viste le premesse e l’accelerazione che la legge ASE sta facendo maturare nella pratica e nella consapevolezza collettiva dei nostri diritti io credo che ci vorrà davvero poco: per i tempi della politica, domani. Domani sarà davvero un altro giorno. In ogni caso, come si dice dalle nostre parti, “no est a si pesai chitzi ma a intzertai s’ora“. Per una terra che ha vissuto di delega e di assistenzialismo un po’ di sana gradualità, di sano allenamento a far bene le cose e farsi trovare pronti all’appuntamento, non fa male: non rimetti un paziente allettato per settant’anni a correre i cento metri il primo giorno che scende dal letto!

Ora, la morale di tutto questo discorso è semplice. L’ASE non è neanche ancora effettivamente operativa che già stiamo parlando di come prenderci tutte le funzioni di uno Stato. Dal NULLA al TUTTO in quattro mosse, verrebbe da dire. Le prime tre delle quali già operative a metà 2017. La quarta già allo studio, già sulla via.
Chi riesce a fare meglio – immagino schioccando le dita o con la forza del murrungio – si faccia avanti. Ma ho come la vaga impressione che gli schioccatori di dita non si presenteranno all’appello. Perché la verità è che se fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, fra il murrungiare e il costruire uno Stato c’è di mezzo l’universo.
Noi stiamo da questa parte, quella dei sardi, quella dei sardi che si danno da fare, quella dei sardi che mantengono la parola: quella di chi procede sicuro, con i piedi per terra e la testa alta che guarda avanti, fino all’indipendenza della Sardegna.
Qui c’è posto. Chi con coscienza e serietà vuole far avanzare la Sardegna ancora di più, ancora meglio, ancora più velocemente è benvenuto.
A innantis!

Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

* Le parole di Paci le trovate qui: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7874

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