La difficile stagione delle decisioni

Dopodomani il Direttivo nazionale del Partito dei Sardi dovrà cominciare a prendere una serie di decisioni che non riguarderanno solo le elezioni politiche italiane, ma più in generale il modo di tenere vivi gli ideali, difendere la Sardegna, guardare sempre allo sviluppo e alla giustizia.
Non sarà semplice.
Le elezioni sono state organizzate in modo da confermare la forza dei partiti che già siedono nel Parlamento italiano, non per consentire l’accesso a nuove idee e a nuovi soggetti. Se non è per niente vero che il PD ha già perso, che il M5S ha già vinto o che abbia già rivinto Forza Italia, è però vero che in Sardegna l’area progressista e indipendentista (nella quale noi iscriviamo anche larga parte dei liberal-democratici) è maggioritaria (se si sommano i dati degli ultimi sondaggi e li si incrocia con i dati delle regionali, non c’è discorso: si va oltre il 40%).
Il guaio è che questa area sta sbagliando a parlare la sola lingua tradizionale della Vecchia Sinistra (e oggi parla anche il linguaggio della resa dei conti a Sinistra, quello per il quale non è importante vincere, ma non far vincere i parenti) e non quella nuova della Nazione Sarda. Questo è il punto per noi: quanto queste elezioni possono rafforzare o indebolire un discorso nazionale sardo? Quanto possono essere trasformate da elezioni per eleggere qualcuno in elezioni per qualcosa di storico, di nuovo, di strategico per la Sardegna? Quanto queste elezioni sono divisive per la Sardegna e quanto invece possono essere occasione di unità intorno a una vera bandiera?
Noi sappiamo chi siamo e quanto valiamo, ma sappiamo anche che dobbiamo lottare perché il sistema politico italiano non stabilizzi la marginalizzazione della Sardegna. Dobbiamo togliere ordinarietà alle elezioni. Ne parleremo.

Paolo Maninchedda
Segretario Nazionale del Partito dei Sardi

1 comment for “La difficile stagione delle decisioni

  1. franco pani
    2 gennaio 2018 at 15:43

    Analisi pienamente condivisibile : le elezioni del 4 marzo 2018 saranno una grande opportunità di crescita e affermazione per i partiti indipendentisti e autonomisti sardi se sapranno unire gli intenti e le forze . I partiti italiani sono tutti in difficoltà : quelli che possono, infatti, fanno nascere nuovi rami e nuovi polloni.
    Che fare per cogliere l’ occasione favorevole ?
    Evidenziando l’ indipendentismo come obiettivo finale di medio / lungo periodo , il PdS potrebbe proporsi guida di tutti i Partiti indipendentisti, Sovranisti e Autonomisti, promuovendo a tal fine, apposita Conferenza che abbia come finalità l’ organizzazione di una campagna elettorale comune per il parlamento italiano. Non dovrebbero nascere questioni insormontabili sul riconoscimento di tale ruolo guida a favore del Pds. Il PdS dovrebbe accollarsi gli oneri, non da poco, di tale ruolo guida.
    Coinvolgendo nella promozione della Sardità e del benessere dei sardi i partiti politici italiani in cui si ritrovano componenti liberali , radicali , libertarie e socialiste e cattoliche insofferenti della ” mala gestio” italiana, si potranno ottenere nuove adesioni e forti incrementi di consensi.
    La campagna elettorale , perchè no ?, con una lista elettorale unica, potrebbe essere supportata da :
    – una carta comune di valori che riguardi : maggiori poteri per le Istituzioni sarde, l’ indispensabilità che in Sardegna i candidati al parlamento italiano siano sardi, il riconoscimento ad avere rappresentanti sardi nel consiglio dei ministri, il riconoscimento di tutti i diritti e benefici dipendenti dalla condizione di insularità della Sardegna;
    – un programma comune fondato : – su azioni dirette alla elezione di soluzioni utili alla Sardegna e non alla conferma di candidati già eletti e condizionati fuori dalla Sardegna;
    – sulle azioni volte ad attuare i diritti e benefici dipendenti dalla condizione di insularità della Sardegna;
    – sulle azioni mirate alla tutela dell’ ambiente , del territorio e del mare sardo;
    – sulle azioni utili a creare lavoro e ricchezza in campo agricolo, industriale, turistico, artigianale ed estrattivo/minerario;
    – sullo riorganizzazione delle istituzioni territoriali amministrative, scolastiche, sanitarie , universitarie e della ricerca.

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