Emergenza lavoro: che sia uno degli assi portanti della finanziaria 2018

Rimarginare la profonda ferita occupazionale che riguarda l’intero territorio della Sardegna e intercettare quei primi e timidi segnali di ripresa economica  che, sebbene non abbiano assunto una connotazione strutturale, tuttavia devono essere sostenuti da immissioni, nel ciclo economico, di risorse finanziarie consistenti e non limitate alla corrente annualità di bilancio. Il tutto all’interno di una procedura snella e rapida che faccia spendere le risorse in fretta e bene.

Questi i capisaldi di un emendamento alla finanziaria che abbiamo depositato nei giorni scorsi e che tratteggia i contorni di un Piano Straordinario del Lavoro sostenuto da un impegno finanziario importante e adeguato (100 milioni).

Le politiche attive del lavoro sono state indubbiamente condizionate dalla Flexicurity  nella misura in cui avrebbe dovuto garantire continuità reddituale consentendo alle persone disoccupate l’attiva partecipazione a percorsi di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro. Nei fatti, invece, registriamo un aumento della flessibilità senza un  aumento della sicurezza occupazionale. Risultato:  crescita della disuguaglianza e della tensione sociale con un danno evidente per l’economia.

In sintesi la Flexicurity non è stata in grado di fronteggiare la grave crisi occupazionale ed è risultata oltremodo incapace di fornire risposte decisive alla crescente e dilagante disoccupazione.

Se a ciò si aggiunge il fatto che, con la riforma delle Province, si è venuto a creare uno svuotamento degli Enti intermedi i quali si sono improvvisamente ritrovati senza risorse economiche e umane, ben si comprendono le ragioni che “imbrigliano”  proprio quella fascia che va dai 35 agli over  50 anni.

Premessa, quindi, l’insufficienza delle politiche di continuità reddituale per quanti, espulsi dal mondo del lavoro, facciano fatica a rientrarvi,  dobbiamo però sottolineare  che solo uno sforzo finanziario, anche il più rilevante, rischia di essere un pannicello caldo se non viene accompagnato da una strategia di spesa che individui una procedura snella, celere e veloce capace di immettere effettivamente le risorse nel circuito economico.

Con questa consapevolezza abbiamo depositato un emendamento alla finanziaria in cui, oltre ad indicare il montante finanziario, proponiamo l’attivazione di un fondo rotativo per il finanziamento di progetti sperimentali e per l’attuazione di interventi di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro di lavoratori assenti o esplusi dai processi produttivi non assistiti da altre misure di welfare.

Detto Fondo dovrà essere incardinato presso la presidenza della Regione sotto il controllo di un Commissario straordinario che risponda in prima persona di tutte le fasi del procedimento, dalla validazione del progetto al controllo della spesa.

Interfaccia e beneficiari di ogni intervento  gli Enti Locali, mutuando l’esperienza della cd. cantieristica finalizzata.

Oggi quella misura si è ulteriormente evoluta al punto che ha assunto i connotati di vero e proprio strumento di welfare stabile e strutturale, vera ed efficace salvaguardia socio lavorativa nei riguardi di tutti coloro che, espulsi dal mondo del lavoro, risultavano privi di coperture,  ha dato risultati estremamente apprezzabili e misurabili: risorse certe messe a disposizione delle amministrazioni locali in progetti di valorizzazione ambientale e da queste spese agevolmente con l’impiego “in utilizzo” dei lavoratori in attesa di ricollocazione (molti di loro accompagnati alla pensione).

Quindi non più sussidi, ma risorse per progetti a valenza territoriale.

Oggi quella favorevole esperienza non solo deve essere conosciuta, ma deve essere protetta e messa a sistema attorno a temi ad alto impatto sociale come la salvaguardia, tutela e valorizzazione dell’ambiente; monitoraggio per bonifiche ambientali; monitoraggio fauna ad alto impatto ambientale;  monitoraggio patrimonio immobiliare scolastico; monitoraggio strade, segnaletica stradale; custodia, pulizia, gestione aree verdi, in un rapporto di coprogettazione tra amministrazione regionale, enti locali comunali e terzo settore.

dal Blog di Gianfranco Congiu, Capogruppo del Partito dei Sardi nel Parlamento sardo

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