Cosa ci aspetta a Monte Prama

montepramadi Juanneddu Sedda
Il sito di Monte Prama comprende un’area di oltre quattro ettari compresi tra la strada che porta a Mari Ermi, la piccola valle Is Pedras de sa Marchesa, la cresta di Monte Prama col suo apice a 48 mslm e degrada fino alla strada che va da San Salvatore verso nord lungo un’altimetria di c. 10 mslm. Guarda verso il levar del sole sopra Zirigottu, lo Stagno e la città di Cabras.

La parte interessata allo scavo dove sono emerse le tombe e le statue di arenaria forse non arriva a comprendere 300 metri quadri di territorio e lo scavo non ha in generale raggiunto il livello di terreno naturale. Per cui c’è da supporre che non mancheranno nello stesso sito altri e importanti ritrovamenti.

Il terreno del cantiere e l’area circostante sono stati da tempo oggetto di coltivazione subendo perciò continui lavori di spietramento che hanno creato degli accumuli in vari punti della costa del Monte. La pietra di varia qualità e di provenienze diverse dimostra che il sito è stato oggetto di interventi dell’uomo da lungo tempo come testimonia anche la sequenza di nuraghi lungo la continuazione della cresta del Monte Prama, verso sud, oltre la strada per Mari Ermi.

Questi accumuli venivano fatti dove maggiore era la quantità della pietra a testimonianza di crolli di edifici di certa grandezza di cui è probabile si siano conservate delle parti ancora intatte. A circa 50m dallo scavo, verso nord, è ancora in sito perfettamente verticale una colonna di arenaria che emerge dal terremo per quasi un metro, indizio plausibile dell’ubicazione di un importante edificio. Altri rocchi di colonne, di alcuni metri lunghezza, sono emersi recentemente nello scavo e fortemente segnati dai potenti aratri di moderni trattori che hanno sconvolto lo strato più superficiale.

L’area dell’attuale cantiere, di proprietà di una confraternita, è la porzione più piccola di tutta Monte Prama ma è l’unica concessa per effettuare lo scavo. La fortuna ha voluto che fosse così ricca da farla diventare il centro della maggior attenzione mediatica.
Come si sa a Monte Prama sono venute alla luce un numero notevole di reperti con oltre venti statue di arenaria realizzate a tutto tondo di grandi dimensioni da aver meritato l’appellativo di “Giganti di Monte Prama”. Questa statuaria, risalente secondo le ultime ipotesi al IX sec. a.C., è di almeno due secoli antecedente a quella greca e di fatto si pone come antesignana di tutta la scultura del Mediterraneo.

Queste statue ripropongono in termini monumentali immagini e forme della piccola statuaria nuragica in bronzo. Ma non sono solo statue, seppure queste siano per quantità e qualità i reperti più coinvolgenti ed emozionanti. Si trovano infatti anche un numero notevole di rappresentazioni di costruzioni nuragiche, quasi elevazione a simbolo della cultura e della civiltà della Sardegna.

Cinquemila e oltre i reperti emersi nel primo scavo del 1974 con oltre quaranta statue tra “giganti” e “Nuraghi” che dopo trent’anni hanno finalmente trovato, dopo lo studio e il restauro presso il laboratorio di Li punti a Sassari, collocazione nei Musei Archeologici di Cagliari e di Cabras portandoli finalmente all’attenzione internazionale che inizia a valutarle come il momento più alto dell’arte del Mediterraneo occidentale.

Il nuovo cantiere ancora in essere non ha fatto mancare nuove emozioni, altre statue stanno arricchendo il patrimonio già esistente con reperti maggiormente integri, con rocchi di colonne che lasciano presupporre la collocazione delle statue in un tempio o sacrario degli antenati ed eroi.
L’indagine fatta con il geo-radar dell’Università di Cagliari ha evidenziato la possibilità che nei sei ettari circostanti siano sepolti circa settantamila reperti tra i quali potrebbero esserci due o tre statue di giganti ancora integri che farebbe diventare questo patrimonio davvero incommensurabile.

Sono emerse anche delle ossa che attraverso vari analisi, non ultima quella del DNA, possono arricchire la conoscenza in materia di alimentazione, salute, malattie e quant’altro ha fatto parte della vita dei sardi all’inizio del primo millennio a.C.
Ma di fronte a tanto entusiasmo bisogna registrare anche i pericoli che il sito corre a causa degli scavatori clandestini in quanto manca adeguato personale di custodia e un progetto con finanziamenti sufficienti per l’acquisizione e lo scavo completo di tutta l’area.

Le statue restaurate hanno trovato collocazione nel Museo di Cabras e in quello di Cagliari diventando gli attori principali di tutte le altre esposizioni con un impatto suggestivo ed accattivante ma lontano dal coinvolgimento emozionale che potrebbero suscitare nella loro cornice naturale del declivio di Monte Prama, il luogo designato dai sardi a celebrare la grandezza di quel loro presente. Chiaro che una collocazione all’aperto nel luogo che le accolte per millenni creerebbe notevoli problemi e le statue sarebbero esposte ad un degrado che le porterebbe a scomparire in breve tempo. Fatto salvo tutto ciò non si può e si deve comunque rinunciare a priori di vedere Monte Prama riacquistare parte dello splendore, suggestione, religiosità e funzione storico-sociale-culturale che un tempo ha avuto.

La riproduzione delle statue, già proposta da noi del Partito dei Sardi e dal segretario Franciscu Sedda, può soddisfare questa duplice esigenza: da un lato proteggere, preservare e studiare i manufatti originali, dall’altra, attraverso delle copie fatte con rigore scientifico, ricreare il contesto ideologico culturale che oggi abbiamo difficoltà ad immaginare.

Questa ricostruzione non deve avere come funzione primaria quella di guidare torme di turisti curiosi e vogliosi di foto ricordo, seppure la cosa non sia da condannare, ma principalmente ricreare un luogo di studio e di meditazione per i sardi di oggi, per quei sardi che vogliono continuare a interrogarsi e ragionare su chi siamo, cosa siamo stati e chi vogliamo essere.

La Sardegna ha sufficienti “artigiani” capaci, non solo, di tale opera ma anche di un progetto ben più ambizioso che vorrebbe riproduzioni di nuraghi e di statue segnare con forza tutti i paesi della Sardegna.

I problemi a realizzare una tale operazione certo non mancano. E’ facile immaginare ad esempio che una parte dell’intellighenzia non farà mancare la sua sanguigna opposizione ideologica al progetto temendo gli entusiasmi dei sardi. Ma la riscoperta della nostra storia nazionale non può essere fermata. Non ora, non più.

C’è poi la questione finanziaria. Non sono pochi infatti i soldi che servono per l’acquisizione delle aree di tutto Monte Prama, la realizzazione delle sculture e la collocazione delle stesse (collocazione che sarà sempre in via provvisoria fino al completamento degli scavi e alla comprensione estetica-formale e funzionale del “santuario”). Un problema, quello finanziario, che potrebbe essere risolto con fondi di azionariato popolare come per i trust inglesi.

I Giganti ci ricordano dunque il gioioso fardello che portiamo sulle nostre spalle, quello di essere una nazione, la Nazione sarda. La costruzione dello Stato sardo ci impegna a dare ai Giganti e ai loro luoghi il massimo della dignità e del valore.

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