Il blog di Paolo Maninchedda

Ce la faremo, anche noi Sardi

We shall over come cantava Martin Luther King e continua a cantarlo nei cuori di noi tutti che eravamo bambini quando lo ammazzarono e ricordiamo i volti tesi dei nostri genitori, gli occhi lucidi, la paura incombente.
Continua a cantarlo anche oggi, quando la stampa conservatrice si impegna nella macchina del fango post mortem ossessionata dalle sue pulsioni sessuali, descritte dell’Fbi di Hoover come incontenibili e orgiastiche, quasi che ancora si creda di poter distruggere un uomo seppellendolo sotto la pesantezza della sua debolezza. Se i tanti eroi e santi della nostra storia avessero dovuto aspettare di essere perfetti per fare del bene, oggi il mondo sarebbe più malvagio.
Anche noi Sardi ce la faremo.

Ottana è Sardegna

Non lasceremo mai solo il sindaco di Ottana che ha deciso di dimettersi perché non può più rappresentare da solo il bisogno del suo paese.
Diciamo da almeno un decennio che i sindaci dei paesi amministrano la miseria senza soldi, rappresentano loro malgrado lo Stato italiano che si è voltato da un’altra parte, che impedisce loro di utilizzare gli avanzi di amministrazione, che impone loro il bilancio armonizzato ma non lo applica a se stesso, sono costantemente subordinati dalla Regione al privilegio burocratico ed economico delle città isolane (grande ingiustizia che devasta la Sardegna fino a farla annichilire).
Non lasceremo mai solo il sindaco di Ottana.

Auguri e notizie

Ieri ho parlato con alcuni analisti (uno dei quali pensa realmente come Jack Ryan, il personaggio dei romanzi di Tom Clancy) sui possibili governi italiani.
Primo scenario: stessa maggioranza Centrodestra – Cinquestelle che ha egemonizzato le elezioni dei vertici delle due Camere del Parlamento. La criticità di questo scenario è il premier: entrambi gli schieramenti lo rivendicano per il proprio leader. Le distanze programmatiche vengono minimizzate, ma sono notevoli. In un clima quale quello attuale, da campagna elettorale infinita, caratterizzato da slogan e manipolazioni, da fattori simbolici considerati strategici e irrinunciabili per la credibilità di fronte agli elettori, non è uno scenario semplicissimo…

L’italiano in Sardegna è una lingua straniera, la politica peggio: è estranea

I disturbi dell’apprendimento generati dalla condizione di diglossia e di dilalia presente in Sardegna rendono frequentemente impreciso l’uso dell’italiano, perché inevitabilmente si parla in italiano ma si pensa antropologicamente in sardo. Forse può aiutare il presente, fare un piccolo glossarietto politico che sia di vantaggio per tutti.
Centrosinistra Trattasi di una vecchia formula politica esaurita, come la simmetrica e contraria Centrodestra, e archiviata il 4 marzo 2018. Come tutte le espressioni del passato, spesso suscita rigurgiti nostalgici, ma socialmente non è più né riconosciuta né riconoscibile. È quindi diventata una parola con un significato storico, ma con un senso esaurito.

Le dighe e le centrali sul Tirso sono ritornate nella mani dei sardi

Ieri è stata firmata la transazione tra l’Enel e la Regione Sardegna (nella fattispecie l’Enas) che ha riportato le dighe e le centrali elettriche sul Tirso nella mani della Sardegna.
Quando sono diventato assessore, sostenuto dal Partito dei Sardi che allora non aveva preso neanche il 3% dei consensi, questa battaglia non era nella testa di nessuno. Nessuno ci credeva e quando abbiamo iniziato a perseguirlo non mancarono critiche e ironie.
Oggi il risultato è sotto gli occhi e nelle mani di tutti.
Avere due centrali idroelettriche e aver ipotecato in giudizio tutte le altre significa avere in testa gli interessi nazionali dei sardi.

La Corte dei Conti non paga il conto. Lo paga la Regione

Faccio una piccola premessa. A me non importa denunciare i comportamenti e gli ordinamenti ingiusti dello Stato italiano (cioè denunciare la decadenza dello Stato italiano che si riverbera sulla vita di ciascuno di noi). Non mi interessa in sé il concetto di denuncia e l’estetica dell’indignazione che ne consegue. Paradossalmente penso che l’indignazione quotidiana stia rovinando economicamente i giornali e moralmente la società sarda e italiana. È dall’indignazione e dalla rabbia, dal rancore alimentato quotidianamente e dal costante additare negli altri i colpevoli di ogni cosa, che trae linfa la violenza, il fascismo e soprattutto la dilagante ignoranza.
Detto questo, a me importa dimostrare a chi mi legge quanto sia ingiusto e gravemente lesivo degli interessi nazionali dei sardi l’attuale struttura dei rapporti tra lo Stato italiano e la Sardegna.

Quando passa l’occasione e si è distratti

L’ufficio elettorale regionale ha dato la sveglia alla politica sarda. Ha bocciato l’ammissibilità del referendum sull’insularità (…) Noi abbiamo ben chiaro il contrasto tra gli interessi nazionali dei sardi e gli interessi nazionali italiani e abbiamo sempre detto che avere cultura di governo in Sardegna significa avere coscienza della natura degli interessi nazionali dei Sardi, altrimenti ci si propone per governare i sogni, non la realtà. (…) Il problema è avere chiaro chi è il destinatario di questo messaggio. I Sardi stanno parlando forse a sé stessi? Hanno forse bisogno di dirsi che vivono su un’isola? Evidentemente no. Il messaggio è rivolto all’ordinamento italiano e europeo.
Il messaggio vuole iscrivere la Sardegna nell’agenda politica e istituzionale italiana e europea.
Bene, si deve sapere chiaramente che ciò accade solo in un modo: serve una grande esperienza civile, legale, pacifica e democratica, così divergente rispetto all’ordinario da porre un problema internazionale. Per esistere nel mondo, si deve esistere collettivamente, non singolarmente o per parti. Per esistere nel mondo bisogna saper dimostrare di essere uniti su qualcosa. Se la seconda isola del Mediterraneo facesse uno sciopero elettorale, una obiezione nazionale di coscienza… (Leggi)

Il filo rosso che lega i pastori che non vogliono votare e chi si vuole candidare

Sto preparando un’inchiesta sui mancati pagamenti in agricoltura e più in generale sui flussi di denaro verso i nostri imprenditori agricoli, ma oggi voglio evidenziare ciò che lega la protesta civile dei pastori intenzionati a non votare e la protesta di chi ingiustamente non è stato candidato.
Ciò che lega questi due atteggiamenti è non tanto la delusione, ma ciò che la genera: l’accettazione quotidiana di un potere esterno alla Sardegna per poi ribellarsi delusi alle decisioni e agli effetti delle decisioni di quel potere.
Noi del Partito dei Sardi abbiamo spesso polemizzato con le organizzazioni sindacali degli agricoltori e dei pastori sardi, proprio perché costantemente le organizzazioni

Morti e silenzi di Stato e di stampa

Il Partito dei Sardi è un Partito che fatica quotidianamente per avere uno sguardo libero, divergente dai luoghi comuni, affettuoso verso le persone, efficiente verso i problemi, severo nella tutela dei diritti e della democrazia.
Leggere i giornali di oggi pone chiaramente la questione nazionale sarda.
Di chi sono, intimamente, i morti della Moby Prince?
Noi li sentiamo nostri. Quando accadde quella immane tragedia, alcuni miei amici di Santu Lussurgiu, sfiorati indirettamente da quelle morti, non riuscivano neanche a parlare per l’ampiezza e l’assurdità del dolore.

Sardegna: morire sempre sulle frontiere sbagliate

So perfettamente, e lo insegno, da dove deriva l’errata vocazione di molti sardi a combattere sulle frontiere sbagliate.
È un costume mentale che gli storici chiamerebbero della lunga durata. È iniziato sotto i re di Spagna che, siccome non capivano la natura multietnica della Sardegna, scrivevano ai viceré che «la governación del Reyno de Cerdeña es muy diferente de las otras islas por ser poblada de diferentes naziones y lenguas». Non una nazione dunque, non un popolo, ma tante nazioni quanti erano e sono i luoghi di nascita. Così è nata la maledizione del localismo. Educati a fraintendere l’orizzonte poco più che domestico come orizzonte universale, inevitabilmente si cresce considerando il vicino sempre come avversario;

Un’occasione per l’autonomia energetica della Sardegna

I dati sulle domande presentate dicono che avevo ragione: circa 200 domande presentate. Richieste totali pervenute sulla misura dell’efficientamento energetico (Misura 4.1.1.) per circa 70 milioni e 30 milioni invece sulle reti (Misura 4.3.1). Invece le risorse stanziate, con grande scetticismo degli esperti del Por sulla reale possibilità di impegnare e spendere queste risorse, sono 18 milioni sull’efficientamento e 26 sulle reti. Accertato che avevamo ragione a chiedere una forte incentivazione dell’efficientamento energetico, adesso che il bando si è rivelato vincente anche nel chiamare capitale privato, ci auguriamo che la Giunta voglia stanziare le risorse per coprire interamente il fabbisogno. Sono soldi ben spesi, fanno risparmiare sulla spesa corrente, muovono investimenti e lavoro e, soprattutto, rendono la Sardegna energicamente più autosufficiente e ecosostenibile.

L’indipendenza è responsabilità del proprio futuro

Ecco il testo dell’intervista rilasciata ieri da Paolo Maninchedda al giornalista Antonio Grizzuti de La Verità.

Professore, può spiegarci le motivazioni che hanno portato il Partito dei Sardi a proporre l’introduzione di una Costituzione? L’obiettivo finale è quello di costituire effettivamente uno Stato indipendente dall’Italia attraverso una procedura di autodeterminazione?

Per cambiare la realtà – e quella della Sardegna obbligatoriamente deve essere cambiata – bisogna immaginarla diversa. Pensiamo sia stato utile dimostrare che i poteri pubblici, i diritti e i doveri dei cittadini, la regolazione della libertà, possono essere pensati e organizzati diversamente da come lo sono oggi. Certamente l’obiettivo è la fondazione della Repubblica di Sardegna, ma con gradualità, democrazia e metodo gandhiano. Non ci faremo mai

Partito dei Sardi: una rete di persone al lavoro per la propria gente

di Franciscu Sedda
In questi giorni il Partito dei Sardi è impegnato su molteplici fronti. La visita alla Baleari e il consolidarsi dei rapporti con il Governo della Corsica è parte di un lungo lavoro rivolto a creare una vera politica estera della Sardegna. Questa internazionalizzazione della Sardegna – dei suoi diritti e dei suoi interessi – promossa dal nostro Governo

Dove si produce nuova ricchezza in Sardegna? Con un post scriptum sulla sanità e sui manager

di Paolo Maninchedda
Ieri il Sole 24 ore ha pubblicato la graduatoria delle province italiane fondato sulla variazione di valore aggiunto prodotto.
Prima in Italia la provincia di Oristano.
Non sono minimamente d’accordo col presidente della Confindustria oristanese che attribuisce questo dato alla presenza di campi eolici e fotovoltaici nel territorio (vi sono altre province con presenze più consistenti e tessuto produttivo consolidato. A Oristano c’è il polo agro-alimentare della Sardegna ed è quello che sta tirando.
Ma ciò che più mi preme far notare è il dato morale: se le imprese di Oristano fanno registrare nel 2015 il miglior incremento di valore aggiunto (+45,3%) è indiscutibile che i sardi sanno essere moderni, capaci e competitivi. Evidentemente sappiamo reggere e interpretare anche le sfide più importanti

La costanza del radicamento indipendentista

di Paolo Maninchedda
È troppo presto per commentare i risultati elettorali, anche perché lo spoglio nelle grandi città è lentissimo. Però alcuni dati si possono già commentare, dal nostro punto di vista.
In primo luogo, noi siamo l’unico partito indipendentista che ha esposto il suo simbolo non solo dove sapeva di essere radicato, ma anche dove lavorava per la prima volta a un radicamento.

Non di dimensioni si tratta, ma di libertà. (Gli orsi possono mangiare pesci ma non chi vola)

di Paolo Maninchedda
Il fisco italiano, uguale da Aosta a Pantelleria, è sommamente ingiusto e anche la progressività dell’imposta applicata in contesti di accumulazione non paritari è ingiusta.
Ma dire che la pressione fiscale patita dalla Sardegna è doppiamente ingiusta (troppo alta e troppo indifferente al differenziale di ricchezza accumulata nelle diverse regioni della Repubblica Italiana), significa porre una questione di sovranità, giacché il fisco, cioè le tasse, sono la forma più impattante di intervento e di potere dello Stato. Qui sta il mio dispiacere con CNA, con Confindustria, con i sindacati e con tanti altri: lavoro, ricchezza e sovranità sono legati, invece tutte queste sigle, figlie dell’educazione italiana, arrivano con l’analisi sempre fino ad un certo punto e poi scappano.
Se si vuole un fisco più giusto si deve volere un potere più giusto.
Perché ci si lamenta del fisco e non si lotta per un potere sardo, moderno, agile, non fondato sul sospetto, orientato per la libertà, la ricchezza e il lavoro?
In altre regioni d’Europa, gli imprenditori grandi e piccoli hanno fondato gli Stati. Qui in Sardegna si fanno fare le diagnosi dagli altri. Per fortuna, non tutti.

Incasseremo le nostre entrate. Questo lo abbiamo voluto noi

di Paolo Maninchedda
Quella di oggi passerà alla storia come il più importante risultato politico della Giunta Pigliaru. Il Governo italiano ha approvato le norme di attuazione dell’art.8 dello Statuto, cioè le nostre tasse.
Fino ad oggi non c’era riuscito nessuno. Si può dire tutto della strategia ‘morbida’ di Pigliaru col Governo italiano, ma questo è un fatto che gli dà ragione. Vedremo se ne arriveranno degli altri, ma anche se dovessero arrivare delusioni, questo rimarrà un successo, perché è stata veramente definita la vertenza entrate. Prima si è chiacchierato; prima ci sono stati premi e sgambetti a seconda di chi governava a Roma e in Sardegna; adesso ci sono norme chiare. Resta l’atto formale del Decreto del Presdiente della Repubblica. E non è un caso che ci si sia riusciti quando a presiedere la Commissione paritetica è stato un sardo, il senatore Francesco Sanna.
Un pezzo importante di questa vittoria è nostro, del Partito dei Sardi.

Destinazione indipendenza.
Si comincia a Cagliari il 29 aprile, THotel

di Paolo Maninchedda
Il 29 aprile faremo una grande manifestazione per l’indipendenza della Sardegna a Cagliari, al THotel.
Stiamo costruendo la lista in questi giorni.
A tutti diciamo che noi partecipiamo alle elezioni amministrative per fare una tappa verso l’indipendenza.
Noi non partecipiamo con un programma di sommatorie di piccole idee (i maxi manifesti che cominciano a infestare la città sono un po’ patetici: tutti dicono tutto!).
Noi prima dichiariamo la nostra grande idea (uno Stato sardo giusto, libero, libertario, equilibrato, ecosostenibile, europeo e europeista, tollerante, pluralista).
Poi inseriamo tutto il nostro pragmatismo, tutta l’attenzione ai singoli problemi.
Non c’è né giustizia né efficienza senza grandezza di ideali.

Con il Governo italiano serve un rapporto competitivo

di Paolo Maninchedda
I tempi moderni hanno abitudini antiche. Se si fanno le cose di domenica, non si viene seguiti bene dai media. Però, i tempi moderni consentono anche di non dipendere da nessuno. Come ha scritto un mio amico: «la libertà di stampa è di chi ha un organo di stampa», e ciascuno di noi ormai lo possiede.

Noi sappiamo fare molto meglio degli Italiani. Ci serve libertà, non elemosine

di Paolo Maninchedda

Faccio un piccolo report di come l’acqua frizzante del governo Renzi si stia progressivamente sgasando con la Sardegna.
Alcoa? Non pervenuta.
Glencore? Non pervenuta. Ottana? Non pervenuta.
Chimica verde a Porto Torres? Non pervenuta.
Continuità territoriale a carico degli italiani? Non pervenuta.
G7 a La Maddalena? Trasferito in Sicilia.

A Olbia l’indipendenza va a due cifre

Ci è mancato un miserrimo 0,50 per arrivare a fare il 10% netto. Però il nostro 9,56 alle primarie di Olbia è un grande risultato.
In primo luogo perché abbiamo partecipato come partecipano i partiti: con un nostro candidato e non appoggiandone uno degli altri.
In secondo luogo perché non ci siamo nascosti: noi abbiamo detto e ripetuto di essere indipendentisti, abbiamo chiesto il voto su un’idea di Olbia (l’unica organicamente illustrata durante il mese di campagna elettorale) che sta dentro un’idea dello Stato sardo.
In terzo luogo, perché abbiamo cercato i voti senza scambiare alcunché, senza promettere nulla, senza ricordare i favori fatti a nessuno. I nostri voti sono voti di contenuto, non di scambio, non di storia, non di potere. E valgono il 10%.
Da qui si parte, ma si parte a testa alta.

L’odio dell’Italia verso i sardi: Terna preferisce pagare il 278% in più pur di vedere le nostre fabbriche chiuse

di Paolo Maninchedda
Ieri e avant’ieri i giornali riportavano la notizia della Cassa integrazione nella centrale di Ottana. Non altrettanto è avvenuto in altre centrali sarde. Come tutti sanno, la Cassa integrazione è l’effetto della fine del regime di essenzialità voluto da Terna. Poi è intervenuta la Regione. Poi è intervenuto il Governo che ha legato la possibilità di una nuova essenzialità alla vigenza di alcuni requisiti tecnici della centrale e alla ripresa della chimica a Ottana. Tempi ‘calmi’, senza fretta, tempi italiani. Intanto, cassa integrazione e miseria.

Noi e Mariano IV

di Paolo Maninchedda
Noi del Partito dei Sardi dobbiamo partecipare alle elezioni amministrative con una consapevolezza: per noi sono solo un’occasione per costruire un altro pezzo dei presupposti per l’indipendenza della Sardegna. Per noi sono un’altra occasione per rafforzare i legami di alleanza con altri partiti e orientarli verso la nascita del Partito della Nazione Sarda. Per noi le elezioni amministrative sono un episodio preparatorio della vera battaglia. Bisogna dirlo. Deve risultare chiaro che partecipiamo con in testa un’idea più grande, una visione ampia, originale, capace di configurare chi vi partecipa non come erede della stagione autonomistica ma come protagonista della stagione fondativa dello Stato sardo.

Mi sa che è ora

di Paolo Maninchedda
Mi sembra che siamo alle porte di un grande evento e che non ne abbiamo adeguata coscienza. Forse dobbiamo incontrarci con tutti quelli che la pensano come noi e produrre un evento politico e istituzionale eccezionale. Sarebbe veramente grave che dinanzi a una bella brezza noi tenessimo le vele abbassate per un errore dell’anemometro. Sono certo che stiamo scrivendo un pezzo di una storia difficile, ma guai a pensare di dover scrivere solo un paragrafo quando le circostanze ci dicono che dobbiamo scrivere un nuovo libro, il nostro.

Disordine e nevrosi

di Paolo Maninchedda Avant’ieri a Sassari ho avuto un breve colloquio con Bruno Dettori, ex consigliere regionale ed ex deputato, oggi influente e rispettato dirigente PD. In buona sostanza Bruno ha usato una sola parola per descrivere la sensazione oggi…

Non abbiamo paura di una parola che amiamo: indipendenza

di Paolo Maninchedda

Il sistema politico italiano è chiaramente in una fase di crisi e di cambiamento, finalmente.
Le cose cambiano, in Italia, non per approfondimento delle convinzioni e per miglior conoscenza della realtà. No, in Italia si cambia quando si ha paura di perdere o quando si scommette sulla vittoria. In ogni caso, il quadro si sta semplificando.
La Destra ha gettato la maschera del liberalismo e sta usando, per lucrare sulla paura dei cittadini, i suoi contenuti classici: xenofobia, militarismo, populismo. Il fisco, esssendo divenuto cavallo di battaglia del Presidente del Consiglio, è passato in secondo piano.

Cagliari da discutere

di Paolo Maninchedda

Ieri abbiamo cominciato a impostare la lista di Cagliari.
Sarà plurale, coinvolgerà militanti e indipendenti, avrà un suo manifesto per Cagliari con cui partecipare al programma della coalizione.
Sosterremo Zedda.

La bussola impazzita e i nuovi marchesati

di Paolo Maninchedda
A leggere i numeri dell’infrastrutturazione della Sardegna, dei trasferimenti in cultura, istruzione, lavoro, ambiente ecc., se c’è un’area che può giustamente parlare dell’urgenza di politiche di riequilibrio, questa è l’ampia area delle zone interne, il buco (pieno di difficoltà e povero di gente) della Sardegna rurale, distante dalla Sardegna costruita intorno ai porti e agli aeroporti e fatta solo sulle città costiere.

Alluvioni, velocità negli appalti e corruzione

di Paolo Maninchedda
La nuova alluvione di Olbia ci pone di fronte a un problema: i tempi ordinari di progettazione e realizzazione di un’opera non sono compatibili con l’urgenza degli interventi.
Per capirci: il tempo medio di realizzazione di un’opera pubblica in Italia è calcolato dalle statistiche in 8 anni. Se anche riuscissimo a ridurli della metà, rispettando tutti i cavilli possibili e immaginabili, sarebbe comunque un tempo lungo.