La Sardegna è dalla parte dei più deboli. E deve esserlo ancora di più

Solidarietà

di Franciscu Sedda
Noi siamo contro la violenza quotidiana e strisciante che avanza anche nella nostra terra. Noi vogliamo una Sardegna nonviolenta, una Sardegna capace di amare, di prendersi cura, di affrontare la disperazione con l’impegno, la disillusione con una combattiva e condivisa speranza.
Per questo dobbiamo rafforzare, anche istituzionalmente, i valori della solidarietà, dell’associazionismo, del volontariato. A partire dalla scuola arrivando fino alla cura dei più deboli, passando per lo sport e la cultura. Dobbiamo investire in esempi e pratiche virtuose di solidarietà. Così si sostanzia la nostra emancipazione nazionale. Così si costruisce uno Stato giusto, una Repubblica di Sardegna, libera, prospera, giusta, degna.
A innantis!

È tempo di aggiungere una lingua. Natzionale.

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di Franciscu Sedda
Chiunque ami il sardo, ora più che mai, dovrebbe convincersi che bisogna fare tutti un passo oltre campanilismi e localismi. Posto che noi sardi non abbiamo intenzione di rinunciare alla pratica, allo studio e all’insegnamento di ogni singola variante della nostra lingua (e delle altre lingue di Sardegna come, per intenderci, il gallurese, il sassarese, l’algherese, il carlofortino…) è tempo di aggiungere una lingua, è tempo di fare un passo avanti collettivo verso una vera lingua nazionale dei sardi.

Al lavoro per una nuova coscienza nazionale

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di Franciscu Sedda
«Proprio nelle nostre storie – non serve ricordare che qui è nata la prima Costituzione europea e che modelli di autodeterminazione hanno trovato realizzazione sotto la guida di eroi nazionali come Pasquale Paoli e Giovanni Maria Angioy troviamo riferimenti utili che indicano la strada di una moderna sovranità compatibile con i principi fondanti l’Europa dei popoli e il moderno federalismo democratico».
Non male vero? Ma immagino che qualcuno, sapendo che l’ha detto Gianfranco Ganau, il Presidente del Parlamento Sardo, storcerà il naso. Io invece ci vedo il fatto che, grazie al nostro lavoro, anche grazie al rapporto che stiamo costruendo con la Corsica, le nostre istituzioni lanciano segnali di coscienza nazionale.

Chi chiede di spiccare il volo e chi l’autostop. In risposta agli on. Cappellacci, Cossa & Co.

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di Franciscu Sedda
Si dà il caso che il nuovo articolo 10 dello Statuto della Sardegna consenta di praticare agevolazioni fiscali manovrando la nostra quota di compartecipazioni erariali. Si dà anche il caso che dare un’agevolazione fiscale su un comparto produttivo da cui fino a ieri non si è incassato nulla, ma che da oggi si potrebbe rendere fiscalmente molto appetibile, significa farlo a costo zero per le casse della Sardegna.

In risposta all’on. Pietro Pittalis e al suo attacco alla proposta del Partito dei Sardi in materia di trasporto aereo

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di Franciscu Sedda
Pietro Pittalis è in Consiglio Regionale da 22 anni. Ripeto, 22 anni, in cui è stato fra le altre cose Vicepresidente della Giunta e Assessore al Bilancio e alla Programmazione. Anche a lui la mia generazione deve dunque il privilegio di essere dovuta emigrare per mancanza di opportunità. A lui e al ventennio di governo italico berlusconiano che così fedelmente ha appoggiato.
La verità, come dimostra il suo attacco alla proposta mia e del Partito dei Sardi, è che alla sua classe dirigente delle soluzioni ai problemi dei sardi, dell’economia dei trasporti e del turismo, dei gesti di autodeterminazione, è sempre interessato poco o niente. Perché prima di qualunque soluzione per la Sardegna viene la lotta per il potere. Difendere a prescindere sé stessi quando si è al potere, andare a prescindere contro chi governa quando si è all’opposizione. Questo importa.

Spicchiamo il volo. Tagliamo noi le tasse aeroportuali

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di Franciscu Sedda
Tagliare noi le tasse aereoportuali
volute dallo Stato italiano che Ryanair indica come causa del ridimensionamento della sua presenza in Sardegna.
Le forme per farlo si trovano, ci sono. Serve la determinazione per fare un gesto di sovranità.
L’ho detto tempo fa quando sembrava che la pressione del nostro Governo sullo Stato, iniziata già da febbraio, avrebbe dato i suoi frutti, lo ribadisco oggi: mai mettersi nella condizione di dover dipendere dalle scelte altrui. Meglio fare uno sforzo d’inventiva politica e se serve anche un sacrificio economico pur di non diventare ostaggio della slealtà, della lentezza, della distrazione, degli interessi non prioritari o divergenti – ognuno scelga quello che preferisce – dello Stato italiano. Ma anche di Ryanair.
Trovare noi, come Sardegna, come Governo sardo, una formula per garantire una fiscalità meno penalizzante per chi vuole operare da e per la Sardegna è infatti un modo per attirare qualunque operatore aereo, oltre che per trattenere quelli in più o meno giustificata fuga.

Una “Festa della Corsica” in Sardegna. E viceversa, una “Festa della Sardegna” in Corsica

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di Franciscu Sedda
Una “Festa della Corsica” in Sardegna. E viceversa, una “Festa della Sardegna” in Corsica.

Sarebbe un bel modo per cementare di anno in anno la collaborazione fra le nostre due nazioni e celebrare la ritrovata unità d’intenti e d’azione fra i nostri due popoli, quell’unità che i nostri Governi e i nostri Parlamenti stanno consolidando attraverso eventi come l’istituzione nelle prossime ore ad Ajaccio del Consiglio Sardo-Corso.
Per questo ieri, durante un positivo incontro con il Presidente Ganau, insieme al Professor Marci, abbiamo lanciato l’idea di una reciproca festa, che aiuti le due comunità a rinsaldare legami e conoscersi più profondamente.

Rimpasto? Bisogna ripartire dalla sovranità della Sardegna!

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di Franciscu Sedda
Segretario Nazionale Partito dei Sardi

Bisogna ripartire dalla sovranità della Sardegna. Come responsabilità e autodeterminazione, come capacità di fare da sé e di relazionarsi a testa alta con gli altri.
Da qui bisogna ripartire quando si analizza il voto delle amministrative e si parla di rimpasto. Perché se è vero che tutto può servire per rilanciare un’azione di governo nulla è utile se non s’individua l’idea che può dar senso al lavoro collettivo, politico, istituzionale, civico.

Partito dei Sardi, Partito Natzionale

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di Franciscu Sedda
La tornata elettorale si è conclusa. A Cagliari, Olbia, Carbonia alle scorse amministrative non c’eravamo perché il Partito dei Sardi nemmeno era stato fondato. Nelle elezioni sarde del 2014 la nostra media nelle tre città era dello 0,96%: oggi è del 3,11%.
Il dato è significativo perché si inquadra in una crescita generale del Partito, frutto di un lavoro fatto in tutta la Sardegna.
Il Partito dei Sardi, a differenza di quanto fatto da molti partiti italiani o sardi, non ha giocato su un solo tavolo, magari sul più grosso e dunque il più visibile. Il Partito dei Sardi, nonostante i suoi pochi anni di vita, le sue poche risorse economiche, il suo messaggio complesso mai o mal metabolizzato dai media nostrani, è riuscito ad essere presente in modo più o meno evidente in tutte le maggiori comunità al voto – Cagliari, Olbia, Carbonia, Sinnai, Sarroch, Sennori, Villacidro, Siniscola, Monserrato, Baunei, Silanus, Borore, Dorgali… – e anche in quelle più piccole in cui la competizione assume sempre più una dimensione civica.

A Sinnai il nuovo avamposto del Partito dei Sardi

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Franciscu Sedda e Modesto Fenu per presentare la nuova sezione con la segretaria Simona Deiana: «Tradizione e innovazione per lo sviluppo del paese».

Sinnai, 11 giugno 2016 – Dalla pineta di Sinnai parte la nuova sfida del Partito dei Sardi. La valorizzazione dell’identità culturale che si mescola alle opportunità di lavoro per i giovani, con l’accento puntato sull’innovazione e lo sviluppo. Il battesimo della nuova sezione degli indipendentisti rappresenta l’occasione per tratteggiare un progetto politico ambizioso.

I frutti puri impazziscono

Go crazy

di Franciscu Sedda
Il punto è sempre lo stesso: come si produce il cambiamento. Ovvero come si porta la maggioranza dei sardi, che sono sardi come noi ma non sono indipendentisti, a essere indipendentisti, come lo siamo noi. Per me il primo punto è credere noi nell’indipendenza nazionale della Sardegna. E su questo io temo che molti confondano l’indipendenza con l’isolazionismo, il purismo, la rabbia, l’essere contro il governo italiano di turno. Questo non è indipendentismo. Questo è essere incazzati (e impauriti) non essere indipendentisti.

La costanza del radicamento indipendentista

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di Paolo Maninchedda
È troppo presto per commentare i risultati elettorali, anche perché lo spoglio nelle grandi città è lentissimo. Però alcuni dati si possono già commentare, dal nostro punto di vista.
In primo luogo, noi siamo l’unico partito indipendentista che ha esposto il suo simbolo non solo dove sapeva di essere radicato, ma anche dove lavorava per la prima volta a un radicamento.

Non di dimensioni si tratta, ma di libertà. (Gli orsi possono mangiare pesci ma non chi vola)

ORSO

di Paolo Maninchedda
Il fisco italiano, uguale da Aosta a Pantelleria, è sommamente ingiusto e anche la progressività dell’imposta applicata in contesti di accumulazione non paritari è ingiusta.
Ma dire che la pressione fiscale patita dalla Sardegna è doppiamente ingiusta (troppo alta e troppo indifferente al differenziale di ricchezza accumulata nelle diverse regioni della Repubblica Italiana), significa porre una questione di sovranità, giacché il fisco, cioè le tasse, sono la forma più impattante di intervento e di potere dello Stato. Qui sta il mio dispiacere con CNA, con Confindustria, con i sindacati e con tanti altri: lavoro, ricchezza e sovranità sono legati, invece tutte queste sigle, figlie dell’educazione italiana, arrivano con l’analisi sempre fino ad un certo punto e poi scappano.
Se si vuole un fisco più giusto si deve volere un potere più giusto.
Perché ci si lamenta del fisco e non si lotta per un potere sardo, moderno, agile, non fondato sul sospetto, orientato per la libertà, la ricchezza e il lavoro?
In altre regioni d’Europa, gli imprenditori grandi e piccoli hanno fondato gli Stati. Qui in Sardegna si fanno fare le diagnosi dagli altri. Per fortuna, non tutti.

I nostri soldi non vanno più a Roma

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di Franciscu Sedda
Il punto è che in questa partita la vera differenza fra una vittoria parziale ed una piena la farà la scelta fra il coraggio collettivo o la paura di non essere “all’altezza” dei nuovi compiti. L’articolo 2 e la legge sull’Ase delineano infatti potenzialità a 360 gradi, come si conviene ad un’azione legislativa che pur dentro il quadro giuridico dello Stato italiano prefigura il percorso di costruzione delle strutture dello Stato sardo.