Che fa il sardoleghismo davanti a Tajani, nemico della Catalogna e ammiratore di Vox e Mussolini?

Che fa il sardoleghismo davanti a Tajani, nemico della Catalogna e ammiratore di Vox e Mussolini?
Tajani prima nega una conferenza al Parlamento Europeo a Puigdemont e alle autorità catalane, poi autorizza una conferenza del partito spagnolo di estrema destra VOX, oggi fa l’elogio di Mussolini.
Che dice la coalizione sardoleghista? Che dicono i suoi rappresentanti? Che dirà il neogovernatore della Sardegna?

Le mie dimissioni

Mi assumo totalmente la responsabilità politica e personale di un risultato elettorale insoddisfacente e per me inatteso, nonostante esso registri un incremento di voti in valore assoluto per il Partito, rispetto a cinque anni fa, di più del 40%.
Me ne assumo interamente la responsabilità politica perché sono il Segretario del partito e quella personale perché sono stato il candidato alla presidenza, sebbene indicato dalle Primarias.
Me ne assumo l’intera responsabilità perché vorrei evitare che per un frainteso senso di giustizia, che non ho mai capito ma che è diffuso e forse necessario, si cercassero altri colpevoli e fratricidamente si iniziasse una guerra del rinfaccio che, permettetemi, troverei inutile e feroce.
Capisco che serva una sorta di atto di giustizia, per mille ragioni, anche per restare coesi, ma vorrei che interamente e totalmente sceglieste me per questa scomoda necessità.

Risultato non soddisfacente. Me ne assumo interamente la responsabilità

Prendo atto del risultato elettorale tutt’altro che soddisfacente di cui mi assumo interamente la responsabilità. Il trend dello spoglio sembra comunque attestare il Partito su risultati significativi in valore assoluto che sarebbe un errore sprecare e non valorizzare. Il voto per schieramenti ha evidentemente schiacciato la valutazione della qualità delle proposte. Convocherò a breve gli organi di partito per i necessari adempimenti. Continuerò a lavorare come intellettuale per la costruzione di un grande partito indipendentista e per cambiare l’informazione e la formazione della gente sarda in modo da sottrarre ogni persona a qualsiasi manipolazione.

Non da soli, ma da Sardi

Una campagna elettorale intensa nel corso della quale abbiamo incontrato migliaia di persone che, giorno dopo giorno, si sono unite intorno a uno slogan semplice quanto efficace: “Non da soli, ma da Sardi”. Questo per dire che l’unico voto utile in queste elezioni è quello per la Sardegna, contro i partiti italiani che da sempre ci negano poteri e libertà, diritti e progresso. In 70 anni di autonomia abbiamo provato a cambiare la Sardegna per parti ma la Sardegna non si cambia a piccoli passi. Si deve prendere atto che senza i poteri necessari al nostro sviluppo non riusciamo a guardare al futuro della nostra isola. Non abbiamo poteri sulle servitù militari, sul fisco, sui trasporti. Non abbiamo i poteri che ci servono, non abbiamo i poteri che servono alla nostra vita. Quei poteri li hanno gli altri. Ecco, scegliere il Partito dei Sardi significa decidere di prendere quei poteri. Serve una rivoluzione intelligente.

Vivere la sessualità senza discriminazioni: dalla parte dei diritti e della libertà

In Italia non si è consapevoli di un concetto molto banale e molto profondo: OGNUNO È LIBERO DI VIVERE LA PROPRIA SESSUALITÀ COME MEGLIO CREDE E SENZA ALCUNA DISCRIMINAZIONE.
Questa ovvietà in Italia deve diventare una conquista culturale perché veniamo da processi educativi che, invece, l’hanno censurata.
Oggi, anche in Sardegna, sono in tanti a essere discriminati per il loro orientamento sessuale.
Il tema dei diritti non può essere un tema secondario della campagna elettorale, perché ha a che fare con la vita delle persone.
Il Partito dei Sardi è da sempre il partito dei diritti: il 24 febbraio scegliete chi difende la libertà e la dignità umana.

Latte: Salvini vuole un sardo colpevole

La nostra proposta per il latte:

1) il Governo italiano stanzi (su risorse europee, non sue) nel bando di marzo per gli indigenti 20 milioni di euro per il Pecorino Romano, in modo da liberare i magazzini delle cooperative e degli industriali dalle eccedenze e consentire il rifinanziamento da parte delle banche della campagna attuale (proposta copiata da tutti senza mai citare il nostro nome, ma questo è normale nell’informazione manipolata della Sardegna)…

Accantoniamo lo Stato italiano: costruiamo lo Stato sardo

Ridacchiavano, quando noi del Partito dei Sardi sollevavamo striscioni dentro il Parlamento Sardo per ricordare che il governo italiano tratteneva illegalmente gli accantonamenti e con arroganza impugnava la legge sull’Agenzia Sarda delle Entrate.
Storcevano la bocca, quando noi del Partito dei Sardi per denunciar …

Riprendiamoci la terra

La nostra catena alimentare in Sardegna è fortemente danneggiata da modi di utilizzare la terra che non sono i nostri, da prezzi che non sono i nostri.
Non si può pagare un chilo di pomodori da campo, da sugo, 12 centesimi di euro. Dobbiamo pagarli per quello che valgono.
Allora perché dobbiamo riprenderci la terra, riprendere a coltivare sano e a mangiare sano.
Il patto educativo tra noi deve essere: “Tu produci bene, io compro”.

Una nuova scuola sarda. Addio alla “Buona scuola” di Renzi

Serve una nuova cultura ed educazione dei Sardi che sappia restituire fiducia, che sappia ricostituire anche biologicamente la gioventù, che renda agevole la residenza nel centro montano, che tuteli l’infanzia, che rafforzi l’istruzione. Ecco perché bisogna partire da una nuova scuola, una nuova formazione professionale, una nuova università, una nuova e più avanzata istruzione tecnico-professionale, un nuovo sguardo sulla persona, sulla famiglia e sulle cose.
La Sardegna ha bisogno di un grossissimo investimento sulla scuola. Se noi non impariamo nuovamente “a sapere e a saper fare” non riusciamo a produrre ricchezza e non riusciamo a garantire la nostra libertà.

I sardi non sono liberi di muoversi

I sardi non sono liberi di muoversi.
La loro libertà, nel migliore dei casi, inizia a Roma o a Milano.
Lo sapete che una famiglia di 4 persone, 2 adulti e 2 bambini, è costretta a spendere 570 euro per andare, con piccola auto a seguito, da Cagliari a Civitavecchia (andata e ritorno) nel mese di agosto?
Per non parlare della vita a bordo, con i prezzi del bar e del ristorante che sono immorali. Un esempio su tutti: una nota birra locale da 0,33 è venduta dalla Tirrenia a 4,50 euro. La stessa birra all’ingrosso costa circa mezzo euro e al dettaglio mediamente 2 euro. Questo significa che al viaggiatore sardo viene venduta a un prezzo nove volte superiore a quello pagato dalla compagnia navale.

Fibromialgia: fine della clandestinità

La Sardegna fino a ieri partecipava all’indifferenza italiana: da ieri ha fatto una scelta diversa, ha scelto di combattere la malattia e di garantire l’assistenza sanitaria ai malati. (…) In un mondo che pensa solo al successo e al potere e fa finta di non vedere la tragicità del dolore e della morte, il Partito dei Sardi ha vinto una battaglia di civiltà guardando in faccia la debolezza umana, organizzando i poteri e i servizi per combatterla, ricostruendo trame efficienti di solidarietà e di diritto.

Oggi più che mai investiamo sull’ASE per governare le nostre entrate

Persino lo Stato dà torto allo Stato sugli accantonamenti dei soldi sardi per pagare il debito pubblico italiano.
Però tutto ciò non finirà finché non avremo totale controllo sulle nostre entrate, fino a quando i soldi dei sardi non saranno nelle casse della Sardegna.
Per questo in questi anni io, Paolo Maninchedda e tutto il Partito dei Sardi ci siamo battuti per mantenere fede alla nostra principale fatta in campagna elettorale e nonostante mille avversità siamo riusciti a varare l’AgenziaSardaEntrate che ha iniziato a funzionare da questo 1 gennaio.

A proposito di trasporti e poteri: che fine ha fatto il rientro di CIN in Sardegna?

A giugno 2018 la direzione di CIN (Compagnia Italiana di Navigazione) trasferì a MIlano, da Cagliari, la sua sede fiscale, dicendo di essere “costretta a trasferire la sede legale” in Lombardia per “ragioni esclusivamente tecniche” e annunciava che “in tempi brevissimi, e comunque entro fine anno [2018], non solo Tirrenia tornerà a casa ma la Sardegna diventerà la sede legale di tutto il gruppo armatoriale, non limitandosi quindi ad una sola singola compagnia”.
Aggiunsero che le competenze professionali e di logistica lombarda erano essenziali per la fusione delle due società (CIN-Tirrenia e Moby).
Denunciai e denunciammo come Partito dei Sardi che puzzava tutto di bruciato.